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  • Melbourne - Sabato 22 Agosto 2026

Italiani nel mondo: MAGA a 16.000 km di distanza: cosa ne pensano gli italiani di Melbourne

A Melbourne, la comunità italo-australiana discute di MAGA: tra imprenditori favorevoli e giovani critici, emerge un dibattito su identità e valori.

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A Lygon Street,  nel cuore della Little Italy nel quartiere di Carlton, tra un cappuccino e un cornetto, la televisione del bar è su Sky News Australia. Passa un servizio su Donald Trump con il cappellino rosso: Make America Great Again. Due tavoli più in là, due italiani ne parlano. Uno fa l'elettricista a Sunshine, l'altro ha un ristorante  sempre a Carlton. Litigano, ma ridono. Questa è Melbourne nel 2026: anche la politica americana si discute come se fosse il derby. 
Qui il movimento MAGA non vota, ma fa discutere. E molto.
Gli imprenditori dicono: "Ci piace l'America First" Per molti piccoli imprenditori italiani, soprattutto nel nord-ovest - Keilor, Taylors Lakes, Essendon - il discorso MAGA suona familiare. "Meno tasse, meno burocrazia, più libertà di fare impresa. È quello che vorremmo anche qui", dice Tony, 58 anni, costruttore di seconda generazione. Suo padre è arrivato dalla Calabria nel '67. L'idea di proteggere il lavoro locale, mettere dazi sulla merce cinese a basso costo, difendere il made in Australia, è popolare tra chi ha un'attività.  Non è amore per Trump, è amore per l'idea che lo Stato non ti metta i bastoni tra le ruote.
La musica cambia  se si  va all'università. Al Royal Melbourne  Institute  of Technology dell’Università di Melbourne, i ragazzi italo-australiani di terza generazione la pensano così: "Per noi MAGA è muro, è divisione, è antiimmigrati. Ma noi siamo figli di immigrati", dice Chiara, 24 anni, studentessa di legge a Brunswick. I suoi nonni sono partiti da Fondi, Latina, negli anni '50 con la valigia di cartone. Qui la comunità italiana ha vissuto il razzismo degli anni '70, quando ti chiamavano "wog". L'idea di chiudere le frontiere non piace. 
Su Sky News, su alcuni gruppi Facebook di italiani a Melbourne, nei gruppi WhatsApp dei genitori si parla di libertà di parola, di no alla cancel culture, di difesa dei valori tradizionali. Temi che qui toccano le scuole cattoliche italiane, le parrocchie di Sant'Antonio, i club di Marconi e di Abruzzo. "Non siamo americani, ma capiamo la paura di perdere la nostra cultura", dice Padre Enzo a St. Monica a Moonee Ponds. "Molti nostri parrocchiani votano liberale, ma sui valori famiglia sono conservatori. Quindi ascoltano quel messaggio". 
IA Melbourne, a 16.000 km da Washington, MAGA non è un partito. È uno specchio. Ognuno ci vede quello che gli manca: chi ci vede meno tasse, chi ci vede troppo odio, chi ci vede la voglia di dire "noi esistiamo ancora". E mentre fuori a Footscray piove, al bar il caffè continua a essere italiano. Anche se in TV parlano americano.

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