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Francoforte conferma il costo del denaro ma lancia l'allarme: l'escalation in Iran frena l'Europa. Lagarde: "Siamo determinati a stabilizzare l'inflazione, ma lo scenario dipenderà dal conflitto".
Francoforte conferma il costo del denaro ma lancia l'allarme: l'escalation in Iran frena l'Europa. Lagarde: "Siamo determinati a stabilizzare l'inflazione, ma lo scenario dipenderà dal conflitto".
In un clima di estrema tensione geopolitica, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha scelto la strada della prudenza, mantenendo i tassi d'interesse fermi come ampiamente previsto dai mercati. Il tasso sui depositi resta dunque al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.
Tuttavia, il fermo dei tassi è accompagnato da una revisione al ribasso delle prospettive economiche per l'Eurozona, direttamente colpita dai riverberi della crisi in Medio Oriente.
"La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica", si legge nel comunicato ufficiale diffuso dall'Eurotower.
La banca centrale sottolinea che "il conflitto avrà un impatto rilevante sull'inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell'energia influenzeranno i prezzi al consumo e l'economia".
Nonostante il quadro complesso, Francoforte ostenta sicurezza nella propria capacità di manovra: "Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza".
La strategia futura rimane ancorata all'analisi dei flussi informativi: "Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l'impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati".
La Bce ha inoltre chiarito che, per stabilire l'orientamento futuro, "seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell'inflazione di fondo e dell'intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi". L'impatto dell'instabilità energetica è già visibile nelle nuove stime macroeconomiche.
La Bce avverte che "un'interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un'inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni". Nello specifico, la crescita per il 2026 è stata tagliata allo 0,9% (rispetto all'1,2% previsto a dicembre), mentre per il 2027 si scende all'1,3%.
Parallelamente, le stime sull'inflazione complessiva salgono: "Nello scenario di base l'inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028".
Per quanto riguarda l'inflazione di fondo, questa "si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028".
In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha ribadito la linea del rigore: "Siamo determinati ad assicurare che l'inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine" e "seguiamo attentamente la situazione". Lagarde ha poi evidenziato come la crisi attuale debba accelerare la transizione ecologica: "L'attuale crisi energetica rafforza l'imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili".
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