
- Prima Notizia 24
- Bologna - Mercoledì 26 Agosto 2026
L'uomo che immobilizzò Fakir a Bologna: "Vivo recluso per le minacce, volevo solo aiutarlo"
In un'intervista rilasciata all'edizione online di La Repubblica, il trentasette anni racconta di essere stato aggredito e costretto a fuggire dal quartiere Pilastro dopo il decesso del quarantenne avvenuto durante l'intervento delle forze dell'ordine.
Vive recluso a casa di un amico da un mese e mezzo, esce soltanto per la spesa essenziale e torna nel quartiere Pilastro esclusivamente di notte per far visita alla madre.
È la testimonianza del trentasettenne che la mattina del 19 luglio è intervenuto nelle operazioni di blocco di Abderrahim Fakir a Bologna, tenendogli i piedi su richiesta degli agenti.
Da quel giorno, come riporta l'edizione online di La Repubblica in un'intervista in cui l'uomo chiede di rimanere anonimo, la sua vita è cambiata: è stato costretto ad allontanarsi per timore di ritorsioni da parte di un gruppo di residenti. "Mi hanno anche picchiato", riferisce.
Ripercorrendo i momenti dell'episodio, il testimone ricostruisce la sequenza dei fatti: "Stavo dormendo e alle 10.45 sono stato svegliato da un uomo che urlava e stava male. Non avevo mai incontrato Fakir, ma quando mi sono affacciato ho visto che si stava facendo male, sbattendo la testa nello spigolo delle scale del cortile. Dopo sono arrivati gli agenti, provavano a tranquillizzarlo. Non ho visto cattiveria. Lui però era agitato, in stato di sofferenza fisica. Allora i poliziotti, vedendomi dalla finestra, mi hanno chiesto di portare per lui un po' d'acqua".
L'uomo spiega di essere sceso in cortile con una bottiglia: "Fakir ne beveva un po', e dopo l'ha buttata via. Stava male, ma non era violento. A quel punto è arrivata una macchina, di alcuni miei vicini di condominio, lui l'ha urtata e poi si è buttato verso l'auto e poi verso il guidatore. Ma semplicemente perché non stava in piedi e perché stava male, non con violenza. Ma i poliziotti, per evitare il peggio, lo hanno fermato".
Nel corso dell'intervento sono state coinvolte anche altre persone presenti in zona: "Prima di me c'erano due ragazzi del Marocco che collaboravano con gli agenti e che non stanno avendo nessuna delle conseguenze che sto subendo io. Poi, dopo che si sono allontanati, le forze dell'ordine hanno chiesto a me, in modo spontaneo, di aiutarli: tenendolo fermo per bene dato che lui non si calmava".
L'intenzione, ribadisce, era unicamente quella di prestare soccorso: "Volevo solo aiutarlo, non avrei mai pensato potesse morire". Poco dopo, mentre Fakir veniva bloccato, il testimone ha avvertito il peggioramento delle condizioni del quarantenne: "Sono stato uno dei primi a chiedere: 'Ragazzi, ma respira?'. Si sente anche nel video che è circolato. La situazione però sembrava sotto controllo, forse aveva avuto un mancamento e c'era del personale qualificato vicino".
L'uomo conclude rivolgendo un appello ai familiari della vittima affinché si fermino le ritorsioni nei suoi confronti: "Spero che la famiglia di Fakir possa aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c'entro niente. Ero lì per caso e non avrei mai pensato che Fakir potesse morire".
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