I luoghi più visitati -per vari motivi che vanno dallo shopping più spensierato alle aree sacre i templi oppure i grandi centri commerciali oppure ancora le strutture turistiche ed i locali di svago- sono ancor oggi un vago fantasma di quello che erano prima che si abbattesse il dramma del Covid e della pandemia.
Khaosan Road, un tempo luogo pieno di vivacità a Bangkok, è diventato letteralmente l'ombra di se stesso dall'arrivo della pandemia di COVID-19 lo scorso anno. Oggi, però, gli imprenditori sperano che la riapertura della Thailandia al turismo questa settimana ripristinerà presto il suo diffuso brusio e le voci che chiacchierano mentre ci si aggira nelle strade e nei Soi più famosi a livello internazionale.
I primi segnali, tuttavia, sono indicativi del fatto che -onestamente- bisognerà ancora pazientare e che questa dose supplettiva di pazienza non sia di scarsa entità. Insomma, tornare alla “normalità” non sarà affatto impresa facile.
La Thailandia, notoriamente una delle destinazioni turistiche più famose dell'Asia, ha imposto rigidi limiti all'ingresso negli ultimi 18 mesi ma da lunedì 1° novembre ha permesso ai viaggiatori vaccinati di oltre 60 Paesi di visitare la Nazione senza dover mettersi in quarantena. Non è raro sentire i commercianti ed i venditori, così come i titolari dei locali di varia ristorazione del famoso distretto popolare in tutto il mondo che "Khaosan Road è il punto di riferimento di Bangkok per i visitatori stranieri. Per tutti noi imprenditori, sono la nostra speranza".
Prima della pandemia, Khaosan Road era piena di gente nei fine settimana e di notte con birrerie economiche, negozi di tatuaggi, venditori ambulanti, ostelli e una vivace vita notturna che attirava sia viaggiatori abituati a muoversi in economia che gruppi di turisti. Oggi, se ci si aggira di sera, in questi stessi luoghi, si intravedono alcune persone che visitano i ristoranti e i bar ma la strada è tutto sommato insolitamente tranquilla, con circa il 90% dei negozi chiusi a tempo indeterminato. Nel senso che molti non sanno se riapriranno mai più, dopo questa infinita pausa dei lockdown e delle restrizioni alla vita economica e commerciale in città e nella Nazione. Una economia ormai stremata.
Le ragazze che servono ai tavoli, solitamente indaffarate a raccogliere gli ordinativi dei tanti clienti che si avvicendano ai posti a sedere, ora ti rispondono: "Sì, siamo rimasti sedute ad aspettare visitatori soprattutto stranieri. Ma non è come prima, dove non dovevamo aspettarli, arrivavano e si sedevano".
Il Presidente della Khaosan Business Association, Prasit Singhdamrong, interpellato dalle agenzie, ha confermato che solo il 10% delle attività è in grado di restare aperto. Nonostante alcune misure siano state relativamente ridotte nell’arco di questa prima settimana di novembre, permangono ancora molte limitazioni.
I ristoranti certificati dalle Autorità del Turismo possono servire alcolici fino alle 21 ma i bar rimarranno chiusi, ha confermato sabato l'Autorità metropolitana di Bangkok in una nota. Ciò significa che molti avranno ancora difficoltà, ha detto Prasit, perché alcuni fanno solo l'1-5 per cento delle loro vendite calcolate sul cibo con la maggior parte della loro attività proveniente dalla vendita di alcolici.
"Khaosan non è un posto dove le persone vengono a mangiare, perché non siamo ristoranti con stelle Michelin", ha detto Prasit. Per alcuni, tuttavia, c'è ancora speranza. "Penso che non passerà molto tempo prima che i turisti riempiano di nuovo la strada, a meno che non ci sia un altro focolaio", ha detto una commerciante, mentre aspettava i clienti al suo chiosco di intrecciare i capelli.
Già, tra le cose che si temono di più c’è proprio questa: cosa accadrà se si verificassero altri cluster Covid nel momento in cui -progressivamente- aumenta la circolazione di persone, visitatori e turisti che arrivano da tutto il mondo? Quanta paura potrebbe nuovamente esplodere e indurre le Autorità thailandesi a richiudere tutto magari anche a instaurare nuovi lockdown?
Questa è Bangkok oggi, allegoria di tutta la Thailandia: speranze e timori. Desiderio di ripartire e paura di dover affrontare ancora la morte, la solitudine, lo stare fermi in casa senza poter lavorare e senza alcuna forma di sostegno previdenziale che possa darti una mano. Un panorama che non si può più affrontare oggi, perché le risorse per la sopravvivenza e la cosiddetta “resilienza” sono state impegnate già tutte finora, ovvero in due anni circa di attesa. Tutto quello che leggi negli occhi degli imprenditori e dei commercianti di Khaosan Road.
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