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- Roma - Lunedì 25 Maggio 2026
Leucemia mielomonocitica cronica, nuovo studio internazionale apre la strada a cure sempre più personalizzate
La ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Oncology coordinata da Humanitas integra dati molecolari, parametri clinici e intelligenza artificiale per migliorare diagnosi e strategie terapeutiche.
Un nuovo studio internazionale pubblicato sul Journal of Clinical Oncology potrebbe rappresentare una svolta nella gestione della leucemia mielomonocitica cronica (CMML), rara neoplasia del sangue caratterizzata da una forte variabilità clinica e da prognosi spesso sfavorevoli.
La ricerca propone infatti un innovativo approccio basato sull’integrazione di informazioni molecolari, parametri clinici e modelli computazionali avanzati, con l’obiettivo di prevedere in modo più accurato l’evoluzione della malattia e supportare percorsi terapeutici sempre più personalizzati per i pazienti.
Lo studio, multicentrico e su larga scala, nasce dalla collaborazione tra importanti centri di ricerca in Europa, Stati Uniti e Taiwan ed è stato ideato e coordinato da Humanitas, realtà che unisce attività clinica, ricerca oncoematologica e sviluppo di applicazioni avanzate di intelligenza artificiale.
A guidare il progetto è stato Matteo Giovanni Della Porta, responsabile Leucemie dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University. Tra i protagonisti della ricerca anche Saverio D’Amico, ingegnere biomedico e data scientist dell’Humanitas AI Center, impegnato nello sviluppo degli strumenti di analisi dei dati, e Luca Lanino della Yale School of Medicine, primo autore dello studio ed ex specializzando di Humanitas University.
La CMML è una patologia ematologica che si distingue per l’aumento dei monociti nel sangue, particolari globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria. Colpisce prevalentemente soggetti adulti e, nei casi più severi, può evolvere in leucemia mieloide acuta, forma particolarmente aggressiva della malattia.
Attualmente il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta l’unica terapia potenzialmente curativa, ma molti pazienti non possono accedervi a causa dell’età avanzata o della presenza di altre patologie concomitanti.
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