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- Roma - Giovedì 30 Luglio 2026
Mattarella: "In Val Susa fatti inammissibili, la violenza è un virus per la democrazia"
Il Capo dello Stato alla cerimonia del Ventaglio: "Abdicazione dello Stato se la legge si adatta ai comportamenti individuali".
Ferma condanna degli episodi di violenza, forte richiamo al rispetto della legalità, appello alla responsabilità delle forze politiche ed esortazione a non cedere a tensioni elettorali premature a scapito delle priorità del Paese. È una riflessione a tutto campo sulla tenuta democratica e sulle sfide internazionali ed europee quella svolta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale.
Il Capo dello Stato è intervenuto con durezza sulle recenti tensioni in Piemonte: "Quanto avvenuto sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi".
"La violenza - ha aggiunto Mattarella - è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica. Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all'interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione. Una sorta di fai da te, di liberi tutti rispetto all'azione dei poteri pubblici, cioè comuni".
Proseguendo nel suo ragionamento sul rispetto dello Stato di diritto, il Presidente della Repubblica ha rimarcato: "In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l'abdicazione dello Stato".
Rispondendo alle sollecitazioni del presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare, Alfonso Raimo, il Presidente ha tenuto a precisare il proprio ruolo neutrale: "Lei ha ricordato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne partecipe. Mi limito a una considerazione che mi auguro induca a riflettere. Per quanto riguarda la vita politica interna del nostro Paese voi tutti conoscete i limiti doverosi delle mie considerazioni. Questi limiti non rappresentano una costrizione: al contrario raffigurano una delle modalità del dovere di assicurare al Quirinale imparzialità ed estraneità alla dialettica, alla legittima dialettica, tra le parti politiche.
Non è mio compito progettare né esprimere giudizi su temi politici. Tra i miei compiti rientra, piuttosto, quello di indicare esigenze e di esortare alla riflessione, una riflessione che vada anche al di là del momento contingente. Non mi compete intervenire nelle dinamiche parlamentari e non intendo - com'è comprensibile - parlare di progetti legislativi che si trovano all'esame del Parlamento e che sarò chiamato a esaminare laddove mi pervengano".
Mattarella ha quindi espresso un auspicio sulle dinamiche tra i partiti: "Naturalmente mi auguro costantemente che la vita politica interna del nostro Paese si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente", auspicando "che le tensioni elettorali - ancora, per la verità, piuttosto intempestive - non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni".
Tra i temi centrali del discorso, l'allarme per la disaffezione alle urne: "Non nascondo, doverosamente, la preoccupazione - tante volte manifestata - per il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto. Fenomeno che, affrontando il tema elettorale, dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto".
Allargando lo sguardo al contesto internazionale, Mattarella ha analizzato i conflitti in corso e le prospettive dell'Unione Europea: "Siamo di fronte a uno scenario crescente di conflitti che infiamma un arco di crisi che dal Mediterraneo coinvolge il Golfo, si affaccia sull'Oceano Indiano, vede la guerra nel cuore dell'Europa: per numero di Paesi coinvolti, di popoli sofferenti, difficile non coglierne la dimensione globale e le responsabilità che ne derivano".
In questo quadro, la realizzazione di "un'efficace difesa comune europea non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace". "So bene che, in diversi campi, l'Unione deve assumere maggiore dinamismo", ha rilevato il Presidente. "Anche per questo non è stato saggio lasciar cadere, nel 2022, il poderoso sforzo promosso dal Parlamento Europeo, sotto la presidenza di David Sassoli, con la Conferenza sul futuro dell'Europa; esercizio che aveva coinvolto milioni di cittadini europei. L'abbandono dell'ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore".
Mattarella ha poi osservato: "Conosco bene l'esercizio di critiche rivolte all'Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci".
Un passaggio importante è stato dedicato anche al sistema dell'informazione e alla stasi della Commissione di Vigilanza Rai: "Il ruolo essenziale dell'informazione nei sistemi democratici, in particolare dei servizi pubblici, non può incontrare ambiguità. È auspicabile che, nell'attesa, si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi".
In conclusione, il Capo dello Stato ha affrontato la questione migratoria richiamando le parole del Pontefice: "Riguardo all'epocale fenomeno delle migrazioni, Leone XIV ha richiamato le coscienze di chi, nel mondo, riveste responsabilità istituzionali. Personalmente ritengo indiscutibile - e condivido appieno - la considerazione del Pontefice della insuperabile necessità di accantonare la logica dell'emergenza - del tutto improduttiva, come risulta ormai senza ombra di dubbio - e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno". Una linea sostenibile che, ha rimarcato il Presidente, è "l'unica in grado di evitare l'altrimenti un inevitabile destino alternativo: quello di subirne conseguenze disordinate e di cercare - vanamente - di tacitare les coscienze di fronte a quanto avviene".
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