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- Roma - Martedì 21 Luglio 2026
Medio Oriente, decima notte di raid statunitensi contro l'Iran. I Pasdaran: "Distrutto un data center di Amazon in Bahrein"
Raffica di attacchi del Centcom, mentre Teheran colpisce basi e infrastrutture tra Kuwait, Giordania e Bahrein. In corso mediazioni in Pakistan. Washington in allerta globale, Trump al bivio tra tregua e guerra totale.
Non si ferma l'escalation militare in Medio Oriente, dove le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto la decima notte consecutiva di attacchi contro il territorio iraniano.
Il Comando Centrale americano (Centcom) ha confermato di aver completato una nuova serie di raid mirati a colpire centri di comando militare, risorse navali, siti di lancio di droni e missili e sistemi di difesa aerea, con l'obiettivo dichiarato di neutralizzare la minaccia di Teheran contro le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.
Contestualmente, la risposta delle Guardie Rivoluzionarie iraniane si è abbattuta con forza sulle basi e sulle infrastrutture degli alleati statunitensi nell'area del Golfo.
Sul fronte dell'offensiva iraniana, i Pasdaran hanno rivendicato l'attacco e la distruzione dell'infrastruttura di un data center della società americana Amazon situato in Bahrein, definendolo una rappresaglia per l'aggressione condotta dall'esercito statunitense contro le strutture civili e in costruzione di Darkhovin.
L'Irna ha inoltre riportato che l'aviazione di Teheran avrebbe distrutto un sistema radar di difesa missilistica e un caccia F-15 in un attacco contro installazioni militari statunitensi in Giordania, azione finalizzata a spianare la strada a più ampi raid missilistici.
L'azione militare di Teheran ha interessato pesantemente anche il Kuwait e il Bahrein, dove sono tornate a risuonare le sirene antiaeree. Le autorità kuwaitiane hanno denunciato attacchi reiterati per il quarto giorno consecutivo contro centrali elettriche e impianti di desalinizzazione dell'acqua, scatenando diversi incendi. Il ministero dell'Elettricità, dell'Acqua e delle Energie Rinnovabili del Kuwait ha parlato su X di una "continua e vile aggressione perpetrata dall'Iran".
L'esercito iraniano ha inoltre affermato di aver centrato con missili terra-terra i sistemi HIMARS della base statunitense di Arifjan, in Kuwait, oltre a sistemi di difesa aerea, radar e stazioni satellitari nella regione, avvertendo che "il nemico dovrebbe prepararsi ad ondate di droni e missili ancora più potenti ed incisive".
In parallelo, la tensione rimane altissima nelle rotte marittime: l'UK Maritime Trade Operations (Ukmto) ha segnalato che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, a 8 miglia nautiche a nord-est di Limah, in Oman. Nonostante la crisi, il Centcom ha sottolineato che dall'inizio di maggio ha facilitato il passaggio sicuro di circa 900 navi commerciali e 450 milioni di barili di greggio.
Sul piano delle perdite e della sicurezza, il Pentagono ha tracciato un primo bilancio comunicando che quasi 100 militari statunitensi sono rimasti feriti dal 7 luglio, per la maggior parte riportando lievi commozioni cerebrali. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha reso noto che il presidente Donald Trump parteciperà questa sera alla cerimonia di trasferimento solenne delle salme dei soldati americani caduti in Giordania presso la base aerea di Dover. Tra le vittime figurano la soldatessa 19enne Isabella Gonzales e il tenente 25enne Tyler James Feehan.
Il Dipartimento di Stato Usa ha intanto diramato un'allerta globale invitando i cittadini americani a prestare la massima attenzione nel mondo e a riconsiderare i viaggi in Medio Oriente per il concreto rischio di attacchi alle sedi diplomatiche.
Mentre le armi continuano a sparare, la diplomazia prova a muovere i suoi passi. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, i mediatori iraniani starebbero spingendo per negoziare un nuovo cessate il fuoco di 10 giorni che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump si troverebbe di fronte al bivio decisivo tra accogliere la tregua temporanea o avviare una campagna militare congiunta con Israele per spingere Teheran alla capitolazione.
Nel frattempo, il ministro degli Interni iraniano, Eskandar Momeni, è giunto in Pakistan per un ciclo di colloqui d'emergenza con il capo dell'esercito pakistano Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif, nel tentativo di preservare un canale d'intesa provvisorio tra Washington e Teheran.
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