Medio Oriente: offensiva di Tel Aviv su Teheran, morti Larijani e il comandante dei Basij

L'amministrazione della difesa israeliana certifica la rimozione dei vertici del potere: "Eliminati i pilastri dell'ostilità". Mojtaba Khamenei nega ogni distensione: "Pace esclusa finché gli avversari non capitoleranno". Reuters: Le monarchie dell'area spingono la Casa Bianca a proseguire la linea dura.

(Prima Notizia 24)
Martedì 17 Marzo 2026
Roma - 17 mar 2026 (Prima Notizia 24)

L'amministrazione della difesa israeliana certifica la rimozione dei vertici del potere: "Eliminati i pilastri dell'ostilità". Mojtaba Khamenei nega ogni distensione: "Pace esclusa finché gli avversari non capitoleranno". Reuters: Le monarchie dell'area spingono la Casa Bianca a proseguire la linea dura.

Lo Stato ebraico ha inferto una scossa devastante alle gerarchie della Repubblica Islamica nella diciottesima giornata di ostilità, sferrando una vasta serie di incursioni aeree simultanee contro i centri nevralgici della capitale iraniana e i presidi di Hezbollah nel cuore di Beirut.

Il titolare della Difesa, Israel Katz, ha reso noto il decesso di Ali Larijani, influente coordinatore del Consiglio per la sicurezza nazionale, e di Gholamreza Soleimani, al comando delle formazioni Basij, precisando durante un comunicato insieme ai quadri dell'esercito che i due dirigenti hanno raggiunto il promotore dei piani bellici Ali Khamenei e l'intera compagine del fronte avversario negli abissi dell'ignominia.

Larijani, ritenuto la figura più carismatica del sistema politico e reggente effettivo dopo il trapasso del predecessore, è stato neutralizzato in una residenza protetta a Teheran insieme alla prole, a seguito di una manovra tattica posticipata di un giorno per massimizzarne l'efficacia. Le forze di difesa hanno rimarcato come Soleimani fosse l'artefice delle operazioni repressive contro il dissenso interno, definendo l'azione un successo strategico senza precedenti.

Sotto il profilo dei rapporti internazionali, la postura di Teheran rimane di totale intransigenza: stando a quanto diffuso dall'agenzia Reuters attraverso una fonte ministeriale protetta, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha declinato ogni ipotesi di allentamento della morsa o di sospensione delle attività belliche avanzata da intermediari esteri, sostenendo che non sussistano i presupposti per una tregua finché gli Stati Uniti e Israele non saranno stati soggiogati, non avranno ammesso il fallimento e non avranno versato le riparazioni richieste.

Malgrado l'annuncio della scomparsa, i canali digitali legati a Larijani hanno diffuso una nota attribuita all'esponente in cui veniva reso omaggio ai caduti della Marina, indicati come pilastri immortali destinati a sorreggere l'impalcatura militare nazionale negli anni a venire.

Nel frattempo, l'ex componente del gabinetto israeliano Ron Dermer ha ammesso ai microfoni di Ynet di aver accettato l'incarico conferitogli da Netanyahu per gestire i colloqui con le istituzioni libanesi, riferendo di aver avviato dei passi avanti verso una possibile risoluzione diplomatica, pur avvertendo che qualunque compromesso richiederà obbligatoriamente il disarmo delle milizie di Hezbollah, per non minare la stabilità di Tel Aviv.

La spirale di violenza coinvolge ormai l'intera macro-regione: sempre la Reuters riferisce che numerose cancellerie del Golfo starebbero incitando Washington a non attenuare la pressione sull'Iran, convinte che Teheran abbia infranto ogni limite di tolleranza. Abdulaziz Sager, alla guida del Gulf Research Center, ha chiarito che l'iniziale contrarietà dei Paesi vicini al conflitto è mutata in una classificazione dell'Iran come nemico dopo gli attacchi subiti.

Tre diverse fonti citate dal servizio giornalistico indicano che Donald Trump stia sollecitando le nazioni dell'area a schierarsi apertamente nello scontro per consolidare il consenso globale attorno alla sua strategia. Tale orientamento trova però l'opposizione dell'Australia, con la responsabile dei trasporti Catherine King che ha escluso l'invio di naviglio bellico verso Hormuz.

Mentre la Cina valuta i dettagli forniti dagli USA sulla sicurezza dei transiti e Macron indice una consultazione d'urgenza a Parigi, la cronaca bellica registra vittime civili ad Abu Dhabi per la caduta di frammenti missilistici, esplosioni nel compound diplomatico statunitense a Baghdad per l'azione di droni e l'annuncio, da parte dell'intelligence delle Guardie, della cattura di dieci agenti segreti stranieri accusati di spionaggio industriale e politico.


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