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  • Roma - Lunedì 27 Luglio 2026

Medio Oriente, Trump ferma i raid contro l'Iran ma avverte: "Pronto a nuovi attacchi". Netanyahu alla Casa Bianca

Il presidente Usa concede una tregua ai negoziati ma minaccia la forza. Teheran: "Stretto di Hormuz resta chiuso". A Gaza ucciso dall'Idf il capo della sicurezza di Hamas.

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Un delicato passaggio diplomatico segnato da tensioni militari e pressioni strategiche. Donald Trump ha annunciato la sospensione temporanea dei raid aerei sull'Iran per concedere un margine di trattativa ai negoziatori, garantendo però di essere "pronto a una forte azione militare" qualora la via diplomatica dovesse fallire.

Il presidente americano, atteso domani dal vertice alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha poi rivendicato la sua linea: "A Bibi dirò che se non fossi stato presidente, l'Iran avrebbe avuto l'arma nucleare e Israele sarebbe stato distrutto".

Smentite dallo stesso Trump al Wall Street Journal le indiscrezioni sui rischi di esaurimento delle scorte belliche: "Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno", ha detto al Wsj. 

L'analisi del New York Times evidenzia tuttavia un quadro complesso per la presidenza Usa a cinque mesi dall'inizio del conflitto, con l'ipotesi di un blitz rapido trasformata in una guerra prolungata che condiziona i mercati energetici.

Preoccupazioni sull'escalation e sulla tenuta dei sistemi di difesa aerea sarebbero giunte anche dal vicepresidente James David Vance e dal capo dello Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, mentre l'ultimo aggiornamento del Pentagono fissa il bilancio delle perdite americane dal 28 febbraio a 18 morti e 624 feriti.

Parallelamente, un sondaggio Cbs News/YouGov indica che il 76% degli americani considera il conflitto con Teheran più difficile del previsto.

Sul fronte diplomatico, proseguono a Mascate i colloqui bilaterali tra Iran e Oman sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, definiti dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei "privi di qualsiasi legame con gli Stati Uniti". Baghaei ha ribadito che la via navigabile "rimane chiusa", aggiungendo sul ruolo di Washington: "Gli americani sono in difficoltà nella loro situazione attuale, l'hanno causata loro. Hanno fatto questo e ora sono in una situazione senza via d'uscita. La nostra decisione dipende e si basa sui nostri interessi nazionali: non abbiamo mai permesso all'America di decidere per noi quando è il momento della guerra o della pace".

Tensione elevata anche nelle acque del Golfo Persico, dove fonti locali riferiscono del fermo di sei navi da parte delle forze iraniane per presunte violazioni delle rotte. In vista del vertice di Washington, fonti di sicurezza citate da Channel 13 riportano che Netanyahu intenderebbe opporsi "con tutte le sue forze" alle pressioni statunitensi per il ritiro delle truppe israeliane dalle zone di sicurezza in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza.

Proprio a Gaza, l'esercito israeliano (Idf) ha confermato l'uccisione di Wael al-Ladawi, comandante del Servizio di Sicurezza Interna di Hamas nel governatorato centrale, eliminato in un raid aereo a Deir al-Balah. Nel Mar Rosso si registra infine un drastico calo del traffico marittimo nello stretto di Bab el Mandeb a seguito dei nuovi attacchi condotti dai ribelli Houthi dello Yemen contro i siti petroliferi di Saudi Aramco.

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