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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Meloni: "Non sono stata io a fermare la campagna di Renzi"

Lo slogan del partito di Italia Viva sul ritardo dei treni innesca la reazione di Grandi Stazioni Retail, che chiede modifiche grafiche. La premier interviene per smentire le voci di un suo irritato retroscena, boccia le accuse di censura e ironizza sui consensi dell'ex premier.

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I confini tra la satira politica legata alle campagne di autofinanziamento dei partiti e i regolamenti commerciali sugli spazi pubblicitari negli scali ferroviari aprono un nuovo terreno di scontro tra il governo e le forze di opposizione.

Al centro del caso politico c'è l'iniziativa promozionale per il 2x1000 promossa da Italia Viva, che attraverso lo slogan declinato in chiave storica "QVANDO C'ERA LEI i treni arrivavano in ritardo" ha sollevato forti polemiche, spingendo la società concessionaria dei servizi pubblicitari a chiedere una revisione dei contenuti grafici prima di concedere il rinnovo dell'esposizione per ulteriori quattro giorni.

La richiesta di modifica ha immediatamente innescato la reazione dei vertici del partito renziano, che hanno gridato alla limitazione della libertà di espressione per via parlamentare.

"Una campagna per il 2x1000 efficace, ironica, geniale, assolutamente non offensiva. Eppure Grandi Stazioni Retail, società esterna al gruppo Fs, impone a Italia Viva di modificarla se vuole che sia ancora trasmessa. Questa si chiama censura", ha attaccato la capogruppo al Senato Raffaella Paita. 

La replica della concessionaria non si è fatta attendere, escludendo intenti punitivi e richiamando i codici di condotta interni: "La rimozione della singola immagine relativa ai treni, e non della campagna nel complessivo - spiega la società - risponde alle disposizioni che prevedono che le attività pubblicitarie in stazione non siano lesive del contesto ferroviario. Grandi Stazioni Retail pertanto rigetta ogni accusa di censura, precisando che la campagna continuerà a essere trasmessa per il periodo previsto".

Di fronte ai retroscena giornalistici che descrivevano una presunta irritazione dei vertici di Palazzo Chigi con conseguenti pressioni sul Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso direttamente posizione inviando una lettera al quotidiano La Stampa.

Nella missiva, la premier ha respinto con fermezza le ricostruzioni su un suo o un coinvolgimento nella gestione dei tabelloni pubblicitari: "Sono tra le persone più criticate e contestate nella storia d'Italia. E non mi ha mai spaventato la critica di nessuno, tanto meno quella che può arrivare oggi che sono al Governo da un partito d'opposizione. Io sono stata all'opposizione per decenni e ho profondo respect per chi legittimamente tenta di far valere le proprie idee. Quindi, tranquillizzo tutti: la Meloni non è "furiosa", non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama Ministri e Ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo".

La leader dell'esecutivo ha poi rivelato di aver espresso un giudizio sul valore comunicativo del manifesto direttamente al segretario di Italia Viva, cogliendo l'occasione per formulare un affondo ironico sui dati elettorali della controparte: "Non è vero che la campagna di Italia Viva mi ha irritato. Così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit. Anzi, devo dire che ho trovato la campagna molto efficace dal punto di vista comunicativo e l'ho detto direttamente a chi l'ha ideata, cioè Matteo Renzi. D'altronde "c'era lei? Dopo che c'è stato lui al governo quasi nessuno lo ha più votato. Ma questa, ovviamente, è un'altra storia...".

In conclusione del seu intervento scritto, Meloni ha invitato i gestori degli spazi delle stazioni a non applicare restrizioni ai cartelloni di Italia Viva, mostrandosi fiduciosa nella capacità di valutazione dei cittadini rispetto alla storia economica recente del Paese: "Leggo, inoltre che qualcuno avrebbe chiesto di modificare la campagna di Italia Viva. Non so se sia vero e non ho gli elementi per dirlo, perché mi occupo di tante cose ma grazie a Dio non degli spazi pubblicitari nelle stazioni, ma a scanso di equivoci mi permetto di suggerire a chi ha questa responsabilità che la campagna di Italia Viva non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com'è. Anche perché gli italiani sono molto più intelligenti e consapevoli di quanto si pensi, sanno distinguere perfettamente tra la propaganda di partito e la realtà delle cose. E, soprattutto, ricordano bene che, quando al governo 'c'era lui' e c'era il Pd, l'Italia era in condizioni tutt'altro che rosee".

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