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  • Milano - Giovedì 4 Giugno 2026

Milano: al via il processo sul femminicidio di Pamela Genini. La madre contro Soncin: "Sei un bastardo"

L'accusa contesta premeditazione e stalking, mentre la difesa chiede una nuova perizia medico-legale. La Corte ha escluso la presenza di telecamere in aula e ha aggiornato il processo al 13 luglio per l'esame dei testimoni.

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Ha preso ufficialmente il via davanti ai giudici della Corte d'Assise di Milano il procedimento penale a carico di Gianluca Soncin, il 53enne accusato del brutale femminicidio di Pamela Genini, la fotomodella di 29 anni assassinata la sera del 14 ottobre 2025 con ben 76 colpi di arma da taglio.

L'apertura del dibattimento è stata segnata da momenti di fortissima carica emotiva: non appena l'imputato ha fatto il suo ingresso nell'aula di giustizia, scortato dal personale della Polizia Penitenziaria, la madre della vittima, Una Smirnova, si è lasciata andare a un grido di sdegno rivolto direttamente all'uomo: “Bastardo”.

Subito dopo la donna è scoppiata in un pianto dirotto, sorretta dal proprio legale di fiducia, l'avvocato Nicodemo Gentile, impegnato a formalizzare l'istanza di costituzione di parte civile.

A margine dell'udienza, Piergiuseppe Rota, compagno della madre di Pamela Genini, ha ribadito la ferma linea della famiglia, invocando la massima severità della pena per l'imputato: “Chiediamo giustizia e verità, e l'ergastolo sicuramente, è quello che si merita. Lo stiamo affrontando con una grande forza di coraggio e chiediamo un ergastolo serio per questa persona che ha fatto questo atto”.

Il quadro accusatorio formulato dal pubblico ministero Alessia Menegazzo e dall'aggiunta Letizia Mannella contesta a Soncin il reato di omicidio volontario gravato da una serie di pesanti circostanze: premeditazione, atti persecutori (stalking), futili motivi, crudeltà e la preesistenza di un legame affettivo.

Sotto il profilo probatorio, la Procura punta molto sull'analisi tecnica di un mazzo di chiavi dell'appartamento di via Iglesias (in zona viale Monza) trovato in possesso del 53enne.

Secondo i rilievi condivisi in precedenza dal gip Tommaso Perna, l'uomo si sarebbe procurato un “duplicato delle chiavi” almeno una settimana prima del delitto, nel momento in cui avrebbe maturato la “decisione di uccidere” in seguito alla volontà della ragazza di interrompere la convivenza o al culmine di un violento contrasto di coppia.

Il collegio difensivo dell'imputato ha invece avanzato la richiesta di una nuova perizia medico-legale in contraddittorio, finalizzata ad esaminare alcune lesioni localizzate al collo di Soncin definite anomale, sostenendo che dagli atti non vi sarebbero certezze assolute sulla dinamica interna e sul movente, pur non contestando il decesso causato dai colpi inflitti dall'assistito.

Nel corso della mattinata, il presidente della Corte, la giudice Antonella Bertoja, ha assunto due determinazioni procedurali di rilievo. Sul fronte delle costituzioni di parte civile, il tribunale ha accolto le istanze presentate dai parenti stretti di Pamela Genini (la madre, il padre biologico, il fratello e la sorella), mentre ha respinto le richieste avanzate da alcune sigle associative e da Francesco Dolci. Quest'ultimo, ex amico della modella con cui la giovane avrebbe intrattenuto una relazione, si trova attualmente iscritto nel registro degli indagati a Bergamo con le accuse di furto della testa e vilipendio di cadavere a seguito della successiva profanazione della tomba della ragazza.

Un episodio sul quale Piergiuseppe Rota ha categoricamente escluso la responsabilità di Soncin, attaccando duramente la condotta dello stesso Dolci: “No comment, perché mi chiedo con quale titolo e diritto. Penso proprio che la richiesta venga stracciata e buttata via. Ogni giorno depistava le indagini e così i tempi si dilungavano, perché gli inquirenti sono obbligati ad andare a investigare e a certificare quello che dice lui. Si è dimostrato tutto falso e non credibile”.

La presidente Bertoja ha motivato l'esclusione di Dolci rilevando che non è sufficiente “l'esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi (da maggio a ottobre 2025), non connotato da stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo” per l'attribuzione dello status di persona offesa.

La seconda decisione ha riguardato il divieto assoluto di introduzione di telecamere e apparecchiature di videoregistrazione all'interno dell'aula per tutta la durata del processo, una linea già adottata in passato dalla stessa magistrata per il delitto di Senago. La scelta ha trovato il consenso unanime di accusa e difesa. L'aggiunta Letizia Mannella ha argomentato il diniego stigmatizzando i processi paralleli nei talk show televisivi, ribadendo che il diritto di cronaca viene ampiamente tutelato dal carattere pubblico delle udienze e dal lavoro dei cronisti della carta stampata e delle agenzie: “Non esiste un diritto alla diffusione mediatica del processo”.

A questa posizione si sono associati i difensori del cinquantatreenne, preoccupati per le ripercussioni dei dibattiti extra-giudiziari: “I processi vanno svolti nelle aule di tribunale. I risvolti dei processi mediatici nei salotti televisivi possono avere effetti collaterali”.

A margine delle valutazioni procedurali, la madre della vittima ha voluto spiegare ai microfoni la natura del proprio sfogo iniziale all'indirizzo dell'imputato: “Ho avuto questa reazione purtroppo incontrollabile. Vedere in faccia un assassino che ha massacrato mia figlia con la sua freddezza e lucidità mi ha fatto scattare un dolore nel cuore. Quello che chiedo è giustizia, giustizia per mia figlia. Chiedo solo quello. Era una ragazza dolcissima, un amore, una ragazza che non faceva male a nessuno. Amava i bambini, amava la sua famiglia, suo padre, che purtroppo non vedrà mai più… Mia figlia merita giustizia, è quello che voglio dire”.

La Corte d'Assise ha infine aggiornato i lavori fissando la prossima seduta per il 13 luglio, data in cui si aprirà ufficialmente la fase istruttoria con l'esame dei testimoni e dei reperti informatici e telefonici.

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