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  • Milano - Lunedì 25 Maggio 2026

Milano, omicidio Boiocchi, D'Alessandro confessa: "Sono stato io"

L'imputato rilascia dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d'Assise, ammettendo l'esecuzione dell'agguato mortale teso nell'ottobre del 2022. Il killer attribuisce la genesi del raid a uno stato di totale alterazione psicofisica dovuto alla tossicodipendenza e nega la conoscenza pregressa della vittima.

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“Mi assumo la piena responsabilità per l’omicidio di Vittorio Boiocchi e porgo le mie più sincere scuse ai suoi famigliari per il dolore che ho causato. Non sapevo chi fosse non la conoscevo personalmente. Ero dipendente da cocaina e questo mi ha portato a prendere decisioni discutibili senza alcun tipo di lucidità”. Con queste parole pronunciate in prima persona e senza l'intermediazione dei propri legali, Daniel D’Alessandro, uno degli imputati nel processo a Milano per l’omicidio del 29 ottobre 2022 di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà interista, ha squarciato il velo di silenzio che circondava una delle vicende di cronaca nera più complesse e seguite della storia recente milanese.

Le dichiarazioni spontanee, rese davanti ai giudici della Corte d'Assise e alla presenza dei familiari della vittima costituitisi parte civile, rappresentano un punto di svolta decisivo nell'iter processuale volto a fare piena luce sull'esecuzione dell'agguato.

La pubblica ammissione di colpevolezza modifica in modo sostanziale l'architettura del dibattimento in corso nell'aula del tribunale di via Freguglia, offrendo ai magistrati della Procura una conferma diretta dei riscontri balistici e delle risultanze investigative raccolte dagli uomini della Squadra Mobile nel corso degli ultimi anni.

La linea difensiva tracciata dall'imputato fa perno su un forte stato di alterazione cognitiva indotto dal consumo cronico di sostanze stupefacenti, elemento che secondo il reo confesso avrebbe annullato la capacità di valutare la gravità delle proprie azioni e la caratura criminale del bersaglio designato.

Restano ora al vaglio degli inquirenti gli approfondimenti legati all'individuazione dei potenziali mandanti e del livello di pianificazione strategica dell'omicidio, consumatosi a colpi d'arma da fuoco in via Fratelli Zoia, a breve distanza dallo stadio di San Siro, proprio nelle ore antecedenti a un incontro di cartello della squadra nerazzurra.

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