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- Roma - Giovedì 20 Agosto 2026
Mps, grandi manovre sul futuro della banca: Intesa Sanpaolo resta il candidato più logico, UniCredit l’unico vero contrappeso
Il risiko bancario italiano entra nella fase decisiva. Il Monte dei Paschi, tornato redditizio e rafforzato dall’operazione Mediobanca, è ormai uno degli asset strategici del sistema finanziario nazionale. L’offerta di Intesa Sanpaolo consolida uno scenario che appare industrialmente coerente, mentre sullo sfondo UniCredit rimane l’unico grande player italiano con dimensioni e capacità finanziaria sufficienti per modificare gli equilibri.
di Giovanna Guidi
Attorno a Monte dei Paschi di Siena le grandi manovre sono ormai entrate nel vivo. Quello che fino a pochi anni fa rappresentava il dossier più problematico del sistema bancario italiano si è trasformato in uno degli asset più ambiti e strategicamente rilevanti del nuovo risiko del credito.
Il punto di svolta è evidente: Mps non è più una banca da mettere in sicurezza, ma un gruppo tornato a produrre risultati, dotato di capitale e soprattutto rafforzato dall’integrazione con Mediobanca e dalla conseguente presenza nel capitale di Generali. I risultati del secondo trimestre, con 610 milioni di utile netto e una previsione 2026 di oltre 3,6 miliardi di utile ante imposte, hanno ulteriormente rafforzato la posizione dell'istituto senese.
È proprio questa nuova dimensione a spiegare perché intorno a Siena si stiano muovendo interessi di primissimo livello.
In questo quadro Intesa Sanpaolo appare oggi il candidato industrialmente più logico e soprattutto quello che ha già messo sul tavolo un progetto concreto. L'istituto guidato da Carlo Messina ha lanciato l'8 giugno un'Opas sulla totalità delle azioni Mps, inizialmente valorizzata in 30,6 miliardi di euro, con l'obiettivo dichiarato di creare uno dei maggiori gruppi bancari europei: oltre 27 milioni di clienti e circa 2.000 miliardi di attività finanziarie della clientela entro il 2029.
L'operazione, nel frattempo valutata intorno ai 36 miliardi, dimostra quanto sia cambiato il peso specifico del Monte. E soprattutto quanto Intesa consideri Mps una pedina capace di consolidare ulteriormente la propria leadership nazionale e di aumentare la propria massa critica nel confronto con i maggiori gruppi continentali.
Una partita, quindi, che va ben oltre Siena. Dentro Mps oggi convivono infatti attività bancarie tradizionali, private banking, wealth management, Mediobanca e una partecipazione superiore al 13% in Generali. È un perimetro che mette insieme credito, risparmio gestito, grandi patrimoni e assicurazioni: esattamente i settori sui quali si giocherà una parte importante della competizione finanziaria europea dei prossimi anni.
Intesa dispone inoltre della solidità necessaria per affrontare una partita di queste dimensioni. A fine luglio il gruppo ha alzato le proprie attese sull'utile netto 2026 a oltre 10 miliardi di euro dopo un secondo trimestre da 2,8 miliardi. Messina ha contemporaneamente ribadito di non voler aumentare ulteriormente l'offerta per Mps, ritenendo già significativa la valorizzazione proposta.
Restano naturalmente nodi importanti, a cominciare dalla tutela dell'identità del Monte e dal destino della rete. Il progetto collegato all'offerta di Intesa prevede infatti la cessione di una parte rilevante degli sportelli Mps, con il coinvolgimento di Unipol e BPER. Proprio l'ipotesi di uno “spezzatino” ha incontrato l'opposizione dell'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio e le perplessità espresse anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha auspicato il mantenimento dell'identità della banca senese.
Mps, dal canto suo, non rimane ferma. Il vertice della banca sta studiando possibili strategie alternative e dispone di un CET1 ratio del 16,3%, un livello che garantisce margini di flessibilità finanziaria. Sul tavolo sono state valutate ipotesi riguardanti Banco BPM e Banca Generali, anche se la strada verso Banco BPM si è complicata per la posizione di Crédit Agricole.
Ed è proprio qui che emerge l'altro grande nome del sistema: UniCredit.
Se la questione viene osservata dal punto di vista delle dimensioni, della capacità finanziaria e della possibilità di costruire un'alternativa di peso europeo, il gruppo guidato da Andrea Orcel resta sostanzialmente l'unico player italiano in grado, almeno teoricamente, di rappresentare un vero contrappeso a Intesa Sanpaolo.
Non significa che UniCredit stia preparando un'offerta su Mps: allo stato attuale non risultano iniziative di questo tipo. Ma significa che, nel sistema bancario italiano, difficilmente altri soggetti potrebbero sostenere autonomamente un confronto di analoghe dimensioni. Ed è questa circostanza a rendere particolarmente interessante qualsiasi futura mossa del gruppo di Piazza Gae Aulenti.
UniCredit, peraltro, continua ad avere aperto il grande dossier internazionale di Commerzbank. Proprio le sue scelte sul fronte tedesco potrebbero contribuire a determinare quanto spazio strategico il gruppo intenda conservare sul mercato italiano. Il risiko nazionale e quello europeo, ormai, non possono più essere letti separatamente.
La sensazione è dunque che la partita Mps stia progressivamente restringendo il campo. Banco BPM ha visto complicarsi la possibilità di costruire un'alternativa, mentre Intesa ha già trasformato le intenzioni in un'offerta concreta. UniCredit rimane il grande soggetto da osservare, non perché esista oggi una controfferta, ma perché rappresenta l'unico gruppo italiano capace per dimensioni di alterare realmente gli equilibri.
Il dato economico più importante è però un altro: Mps è tornata ad avere un valore strategico che pochi avrebbero immaginato soltanto qualche anno fa. Redditività, capitale, Mediobanca, Generali e una rete commerciale profondamente radicata nel Paese ne hanno modificato radicalmente il profilo.
Per questo le grandi manovre potrebbero essere soltanto all'inizio. E se il consolidamento del credito italiano dovesse accelerare ulteriormente, l'asse Intesa Sanpaolo-Mps appare oggi quello più avanzato e concreto, con UniCredit nel ruolo del solo grande concorrente nazionale capace, qualora decidesse di muoversi, di cambiare ancora una volta le carte sul tavolo
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