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  • Roma - Lunedì 8 Giugno 2026

Mps, il Mef: "Informati sull'Opas di Intesa e Unipol, riconosciuta la valorizzazione dell'ente bancario"

Messina "Nessuna intenzione di acquisire Generali".

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Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha diffuso una nota ufficiale per commentare i nuovi e repentini assetti azionari della banca senese, di cui lo Stato è stato a lungo il principale azionista. Sulla scia delle novità di mercato, il Mef "prende atto delle iniziative su Mps di cui è stato informato, che riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre fallimentare".

Sulla stessa linea di prudente apertura verso le dinamiche finanziarie si è espresso anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando a margine di un vertice bilaterale alla Farnesina: "Io credo che in questo momento il mondo bancario italiano sia particolarmente vivace. Io sono sempre favorevole al libero mercato, quindi non tocca a me fare il tifo per una banca o per un'altra, però credo che dopo i momenti di difficoltà che ci sono stati in passato il nostro sistema sia più forte di prima e questo deve essere uno strumento fondamentale per sostenere l'economia reale". Il capo della diplomazia italiana ha ricordato che quando il mercato si dimostra reattivo si tratta di un segnale positivo, ribadendo che non spetta all'esecutivo regolare i passaggi societari, dal momento che il compito di vigilare spetta agli organismi tecnici come la Consob.

Il pronunciamento del governo giunge nei minuti in cui il panorama finanziario italiano ed europeo si appresta a subire una profonda riconfigurazione. Intesa Sanpaolo ha infatti annunciato il lancio di un'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria rivolta agli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena, un'iniziativa che avrà per oggetto un quantitativo massimo di 3.036.151.673 titoli dell'istituto toscano. La nota diffusa dalla Ca' de Sass sottolinea che l'operazione, il cui avvio effettivo resta subordinato all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità di vigilanza, si configura come un intervento di mercato finalizzato a garantire agli investitori la possibilità di rendersi parte attiva di un'aggregazione concepita per consentire la piena valorizzazione delle potenzialità di entrambi i gruppi.

Nel frattempo, il cda di Mps si è riunito per un esame preliminare della proposta della Ca' de Sass insieme a quella alternativa precedentemente avanzata da Banco Bpm.

L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha illustrato i target ambiziosi posti alla base del progetto durante una conference call con gli analisti: "Questa operazione è una opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia, generando valore per i nostri azionisti e creando una banca wealth management con duemila miliardi con ulteriori opportunità di crescita. Abbiamo deciso di lanciare questa offerta perchè siamo sicuro che ci pone in una posizione futura ancora migliore".

Il top manager ha rassicurato la comunità finanziaria sulla fattibilità dell'integrazione, ricordando i precedenti successi industriali conseguiti dal gruppo: "Abbiamo dimostrato di riuscire ad aggregare altre banche, e lo abbiamo dimostrato con le Venete e con Ubi. Questa operazione con Mps ci consente di crescere ancora. Questa integrazione ha zero rischi". Messina ha dedicato un passaggio cruciale del suo intervento a definire la postura del gruppo nei confronti degli assetti azionari di Trieste, escludendo categoricamente mire espansionistiche nel comparto delle polizze: "Se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali la risposta è no. Non abbiamo nessuna intenzione di mettere becco nella gestione di Generali".

L'ad ha chiarito che l'istituto considera la quota nella compagnia triestina "meramente come una partecipazione azionaria e niente di più", approvando contestualmente l'acquisto del 3,01% del Leone assistito da un derivato di copertura finanziaria. Messina ha aggiunto che "il marchio di Mediobanca sarà preservato e valorizzeremo tutte le persone della banca", dicendosi certo dell'accoglienza favorevole da parte dei grandi soci privati come Delfin e Caltagirone. Il numero uno della Ca' de Sass ha poi osservato che "Generali è una buona azienda ma tutto si può migliorare", confermando che l'interesse si limita a una presenza nel capitale senza ulteriori scalate, anche in virtù dei vincoli legati alla normativa antitrust.

Esaminando lo stato attuale del Monte dei Paschi, l'ad ha evidenziato la necessità di una svolta strategica di lungo periodo: "Il piano di Mps ha attualmente qualche rischio di realizzazione. Lovaglio ha realizzato il suo lavoro ma non può essere considerato il futuro di quella banca guardando ai primi 5 anni. C'è poi da considerare l'aspetto della governance che presenta qualche criticità". In merito alla futura compagine sociale, ha concluso spiegando che la permanenza dei soci privati e il ruolo delle fondazioni contribuiranno a rafforzare la presenza italiana nell'azionariato.

Sul fronte delle cedole, il gruppo stima che la nuova entità combinata potrà distribuire circa 61 miliardi di euro nel quinquennio 2025-2029, superando i 50 miliardi previsti nel piano standalone, con una cedola cash straordinaria di 2,7 miliardi per il biennio 2026-2027 e la conferma di un payout ratio al 95%.

L'architettura complessiva dell'operazione si regge su un accordo parallelo siglato con il gruppo Unipol. La compagnia guidata da Carlo Cimbri si è impegnata a rilevare un ramo d'azienda composto da 635 sportelli commerciali oggi appartenenti a Mps, con l'obiettivo di proporre una successiva fusione tra questa rete e Bper, holding bancaria di cui Unipol detiene il controllo di fatto. Il soggetto risultante dall'aggregazione manterrà la denominazione sociale di Banca Monte dei Paschi, preservando lo storico brand. Per finanziare la complessa manovra, Unipol ha deliberato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro.

Intervenendo in conferenza stampa, il presidente Carlo Cimbri ha commentato le indiscrezioni riguardanti eventuali passaggi preventivi con le autorità politiche: "Conoscendo la perizia e la professionalità con cui Intesa opera e la sensibilità del mio collega, penso che qualche interlocuzione l'abbia avuta", evidenziando come l'offerta sia di Intesa e la sua compagnia rappresenti una derivata di tale mossa.

Cimbri si è detto convinto che il piano sarà ben visto dai regolatori nazionali ed europei, ponendo l'esecutivo in una posizione di favore. Il vertice di Unipol ha espresso un forte orgoglio per la salvaguardia dell'istituto senese: "Stiamo parlando di quella che, con l'orgoglio da italiani, definiamo la banca più antica del mondo. E anche se ovviamente siamo uomini di numeri e cerchiamo di far rendere al meglio i soldi dei nostri azionisti, riteniamo che sia un valore preservare questa storia, preservare questa identità, preservare comunque un orgoglio italiano".

Cimbri ha puntualizzato che l'intervento non rappresenta uno stravolgimento dei piani industriali, bensì il consolidamento di una strategia di crescita di lungo corso nel settore bancario, utile a rafforzare la capacità distributiva assicurativa e la redditività da investimenti. Grazie ai contratti derivati già in essere che garantiscono un'interessenza economica del 29,9% in Bper, Unipol incrementerà ulteriormente la propria presenza nel capitale: "Quando faremo la fusione aumenteremo in modo significativo la quota in Bper che gia oggi in tema di interessenza economica è al 29,9%. Questa quota si incrementerà ulteriormente di circa il 10% e quindi andremo oltre il 40%".

Il presidente ha escluso il ricorso a un'offerta pubblica d'acquisto tradizionale, chiudendo infine con una battuta ironica nei confronti della proposta di Piazza Meda: "Gli amori si costruiscono e non si improvvisano e, diciamo così, le possibilità di successo di un innamorato che pensa di concupire l'amato semplicemente recapitandogli una letterina prima che arrivi qualcun altro, sono tentativi di un innamorato disperato che secondo me hanno poche possibilità di successo".

La notizia del risiko bancario ha messo le ali a Piazza Affari, dove l'indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,65% portandosi a quota 50.210 punti. Il mercato ha premiato Mps con un balzo del 12,6% e Mediobanca con un progresso dell'11,85%, mentre si sono mosse in territorio positivo anche Bper (+4,95%), Unipol (+2,4%) e Banco Bpm (+1,1%). In controtendenza Intesa Sanpaolo, che ha ceduto il 2,15%, e Unicredit, in flessione dello 0,63% poiché impegnata sul fronte internazionale per l'operazione Commerzbank. Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund si è ristretto a 76,4 punti base, con il rendimento del decennale italiano salito al 3,8%.

La giornata finanziaria ha registrato infine la stabilità dei titoli energetici, i rialzi di Fineco (+2,35%) e Poste (+2,3%), e la debolezza dei comparti industriali come Amplifon (-1,8%) e Stellantis (-1,45%). Dalle parti della holding Delfin, primo socio di Mps col 17,5% e azionista di rilievo in Generali, la linea ufficiale è improntata a un rigido "no comment", sebbene fonti interne confermino l'attenzione della finanziaria verso operazioni destinate a far nascere grandi campioni nazionali.

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