
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 8 Luglio 2026
Nato, Meloni: "Rispetteremo impegni ma in modo sostenibile. Le spese per la difesa restino in Italia"
La premier ad Ankara rivendica la linea sull'Iran: "Niente attacchi, su Hormuz pronti a dare una mano ma con passaggi in Aula". E sul rapporto con Trump: "Nessun pentimento, agisco per l'interesse nazionale". Avanti sulla coalizione post-Unifil.
"La Nato è un'alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi". Con queste parole la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto la conferenza stampa a conclusione del vertice Nato di Ankara, tracciando la linea diplomatica e militare dell'Italia sia sul bilancio della Difesa che sulle delicate crisi in corso in Medioriente e in Ucraina.
Sul dossier delle spese militari e sul target del bilancio della Difesa, la premier ha rivendicato l'autonomia delle scelte nazionali: "Vogliamo rispettare gli impegni lo stiamo facendo e lo faremo ma in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto", ha precisato, lanciando poi una precisa indicazione di politica economica e industriale: "Se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all'estero".
Meloni ha poi difeso con fermezza la postura dell'esecutivo italiano di fronte all'escalation militare che coinvolge Washington e Teheran: "Non è che un giorno prendiamo delle scelte e un giorno delle altre. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall'inizio del conflitto in Iran. Rispettiamo i nostri impegni come le nazioni serie ma abbiamo detto che non avremmo partecipato ad attacchi in Iran e non abbiamo partecipato ad attacchi in Iran".
Rispetto alle operazioni navali nello Stretto, la premier ha aggiunto: "Su Hormuz siamo disposti a dare una mano, fare la nostra parte, pur nella cornice che abbiamo già indicato e con i necessari passaggi parlamentari, al netto delle ultime pessime notizie sulla crisi in Iran".
Sollecitata dai cronisti sulle valutazioni del segretario generale Mark Rutte, che ha definito necessaria l'offensiva notturna degli Stati Uniti, Meloni ha glissato: "Non ero al tavolo delle trattative, quindi non so dire quale sia la risposta giusta, non so quanto ci fosse o non ci fosse margine per andare avanti sul negoziato".
Ampio spazio è stato dedicato al complicato asse con la Casa Bianca e alle recenti frizioni social con il presidente statunitense. Sul post-meme pubblicato dal tycoon, la premier ha tagliato corto: "Sul post avevo detto che non sarei tornata sull'argomento e non torno sull'argomento". Ha invece risposto nettamente a chi le chiedeva se intravedesse un fallimento nell'asse strategico con Washington: "Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. L'investimento politico l'ho fatto per convinzione sull'unità dell'Occidente. Non è strategia che ho messo in campo con l'arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori. Con Trump ci sono affinità, dall'immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Io ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell'interesse nazionale italiano e dell'Europa, ossia il rafforzamento dell'unità occidentale".
Infine, la presidente del Consiglio ha delineato i prossimi passi sui teatri operativi internazionali. Per quanto riguarda la sicurezza nel Sud del Libano, ha annunciato un'accelerazione diplomatica: "Andiamo avanti con la nostra idea di coalizione post Unifil. Stiamo lavorando con i francesi, siamo al livello di sherpa e tecnici, ma ne abbiamo parlato anche con il presidente Erdogan. C'è molto interesse, faremo in modo di presentare questa proposta prima della scadenza del mandato Unifil". Conferme anche sul sostegno a Kiev: "Penso che l'Italia proseguirà" a fornire aiuti militari all'Ucraina, "penso che il ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso", ha concluso.
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