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- Sassari - Mercoledì 27 Maggio 2026
Naufragio all'Asinara: Pinna rinviato a giudizio per l'omicidio del cugino Davide Calvia
Il gup del Tribunale di Sassari accoglie l'impianto accusatorio della Procura e manda a processo il trentottenne superstite della tragedia dell'aprile 2023. Secondo i magistrati, l'affondamento della barca e il successivo annegamento sarebbero stati simulati per coprire il pestaggio mortale della vittima, deceduta per traumi alla testa e alla colonna vertebrale. Prima udienza a ottobre.
La misteriosa tragedia marittima consumatasi nella primavera di tre anni fa nelle acque del Golfo dell'Asinara approda ufficialmente davanti alla Corte d'Assise con una pesante accusa di omicidio volontario.
Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Sassari, Sergio De Luca, ha accolto integralmente l'istanza formulata dal procuratore Armando Mammone, disponendo il rinvio a giudizio a carico di Giovannino Pinna. Il trentottenne di origine sassarese, unico superstite del drammatico evento del 12 aprile 2023, è accusato non solo di aver provocato intenzionalmente la morte del cugino Davide Calvia, ma anche di aver architettato una complessa messinscena, simulando l'incidente nautico e il successivo naufragio del natante per occultare il delitto.
Il nucleo dell'inchiesta ruota attorno alla netta discrepanza tra la versione dei fatti fornita dall'imputato e i riscontri scientifici emersi nel corso dei mesi. Secondo il racconto originario di Pinna — oggi assente in aula e difeso dall'avvocato Niccolò Vecchioni del Foro di Milano, che ne ribadisce la totale innocenza —, i due cugini si erano impossessati di un'imbarcazione ormeggiata nel porto di Porto Torres con l'obiettivo di effettuare una battuta di pesca. Sorpresi dall'affondamento del mezzo, si sarebbero lanciati in mare aperto; Pinna, rintracciato circa ventiquattro ore dopo in stato di grave ipotermia su un litorale della Marina di Sorso, sostenne di aver tentato disperatamente di sorreggere il parente prima di vederlo inghiottire dalle onde.
Le serrate indagini condotte congiuntamente dagli uomini della Capitaneria di Porto e dai Carabinieri della Compagnia di Porto Torres, supportate dagli esiti degli accertamenti necroscopici, hanno progressivamente sgretolato questa ricostruzione. Il cadavere di Davide Calvia fu rinvenuto a dieci giorni di distanza dal naufragio e la successiva relazione del medico legale ha escluso in modo categorico la morte per annegamento. L'esame autoptico ha infatti evidenziato come il decesso sia stato causato da una fatale frattura della rachide cervicale, associata a profondi e multipli traumi contusivi localizzati sia alla scatola cranica che alla gabbia toracica, lesioni ritenute incompatibili con la semplice permanenza in acqua.
I familiari della vittima si sono formalmente costituiti parte civile nel procedimento affidandosi alla tutela legale dell'avvocato Marco Palmieri. Il dibattimento per fare piena luce sui reali motivi dello scontro tra i due congiunti e sulla dinamica del decesso prenderà ufficialmente il via il prossimo 13 ottobre.
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