Nuccio Ordine, l’UNICAL perde il più grande studioso vivente del Rinascimento.
L'Università della Calabria saluterà per l'ultima volta il professor Nuccio Ordine nella camera ardente allestita, su richiesta della famiglia, nello University club dell'ateneo. La camera ardente sarà aperta al pubblico dalle ore 15 alle ore 24 di oggi domenica 11 giugno.
di Pino Nano
Domenica 11 Giugno 2023
Roma - 11 giu 2023 (Prima Notizia 24)
L'Università della Calabria saluterà per l'ultima volta il professor Nuccio Ordine nella camera ardente allestita, su richiesta della famiglia, nello University club dell'ateneo. La camera ardente sarà aperta al pubblico dalle ore 15 alle ore 24 di oggi domenica 11 giugno.

64 anni, Accademico di altissimo profilo internazionale, Nuccio Ordine era stato Visiting professor nei più importanti atenei statunitensi ed europei, Yale, New York University, École Normale Supérieure de Paris, Paris IV, Paris-Sorbonne, Paris III Sorbonne Nouvelle, e infine all’Università Cattolica di Eichstätt-Ingolstadt. Dal 2001 professore ordinario di Teoria della letteratura presso l'Università della Calabria e dal 2005 di Letteratura italiana nel medesimo ateneo.

Accademico, Professore, Filosofo e Scrittore. Nuccio Ordine era ormai considerato uno dei massimi esperti viventi sulla figura di Giordano Bruno, così come più in generale della letteratura del periodo rinascimentale, cosa che in Spagna proprio la settimana scorsa gli era valso il “Premio Principessa delle Asturie 2023”. Se n'é andato anche lui, nel silenzio assordante di queste ore, senza neanche rendersene conto, dopo un malore improvviso, un ictus, che lo ha colto lungo la strada del successo, in attesa di ricevere il Nobel di Spagna per le sue ricerche e i suoi studi letterari.

Personaggio di grande fascino, di immensa cultura, di profonda umanità, Nuccio Ordine aveva una caratteristica che gli viene ormai riconosciuta nelle Università di mezzo mondo: la semplicità, il suo modo di essere sempre ed eternamente ragazzo di provincia, con questa sua consapevolezza del radicamento alle origini e del valore dei sentimenti e della memoria, grande pedagogo e straordinario interprete e testimone del suo tempo.

Ricordo che quando in televisione dovevo “seminare emozioni” andavo a cercarlo all’università, e lui puntualmente mi ripagava con un fiume di sogni. Inebriante, immaginifico, avvolgente, affascinante, ma anche guascone e ribelle insieme, tutto e il contrario di tutto. A ricordarmelo è stato proprio ieri Alfonso Samengo, straordinario giornalista e compagno di lavoro con cui in RAI io ho condiviso e diviso mille momenti diversi, forse tra i più belli della mia esperienza professionale in Calabria.

Nuccio era “L’uomo dal sorriso facile”, dalla battuta sempre pronta, dalla stretta di mano poderosa, uomini d’altri tempi, impastati di rispetto e di senso della famiglia e dello Stato. Professori come pochi, che consideravano gli studenti “cosa sacra”.

Proprio una settimana fa, la giuria dei Premi Principessa delle Asturie, uno dei riconoscimenti più prestigiosi tra quelli consegnati annualmente in Spagna, lo avevo scelto come vincitore di quest'anno da una rosa di 45 candidati. Al professore e filosofo calabrese era stato riconosciuto il merito della "difesa delle discipline umanistiche" e "l'impegno per l'istruzione e i valori radicati nel pensiero europeo più universale”. Parliamo insomma di uno dei Premi “alla carriera” più prestigiosi del mondo, che dal 1981, anno in cui il Premio è nato, ha visto sulla ribalta spagnola il gotha dell'Accademia Internazionale, il fior fiore dei ricercatori e degli intellettuali che in ogni parte del mondo con il loro lavoro e il loro impegno hanno segnato la storia del mondo in tutte le discipline possibili. Nei fatti per la Spagna è una sorta di Premio Nobel di casa reale.

Prima di Nuccio Ordine questo solenne riconoscimento alla carriera era già toccato ad altri tre italiani, il grande musicista Ennio Morricone nel 2020, il maestro Riccardo Muti nel 2011, e l’attore Vittorio Gassman nel 1997.

Appena avuta la notizia del premio lo avevo cercato per chiedergli a chi avesse pensato di dedicarlo. Mi aveva risposto: “Non potrei non dedicarlo al mio mondo, che è il mondo degli studenti, a cui io dò l’anima e tutto me stesso, perché li considero i miei figli, alla stregua dei miei libri e delle mie ricerche. Senza i miei studenti, non avrebbe senso la mia vita, e senza di loro, senza i loro stimoli, la loro voglia di capire e di apprendere, io non sarei mai cresciuto per come poi credo sia accaduto”.

Del rapporto viscerale che aveva con i suoi studenti invece mi aveva parlato in questo modo: “Ho lo stesso rapporto che potrei avere con i miei figli se li avessi, e con la famiglia che invece non ho mai costruito, ma con la vita che faccio e con gli obiettivi che mi ero prefissato da giovane sapevo che sarei stato un pessimo padre, un pessimo marito e forse anche un pessimo capofamiglia. Sapevo che la mia casa sarebbe stata in giro per il mondo, che le mie ricerche mi avrebbero portato lontano dalla Calabria e poi mi avrebbero riportato a casa, ma nei lunghi viaggi di lavoro e di studio c’è poco spazio per tutto il resto”.

-Uno come lui avrebbe potuto rimanere a Yale, o a Parigi dove l’adoravano, o a Berlino dove l’avevano inseguito per anni, e invece lui è tornato al Campus dove si era laureato.

“Lo avevo giurato a me stesso -mi raccontò quel giorno- appena laureato. Qualunque cosa mi avrebbero offerto fuori e lontano dalla Calabria l’avrei rifiutata a priori. Perché dovevo restituire alla mia terra e alla mia Università quello che i miei maestri del tempo mi avevano trasferito e donato. Sentivo di avere un dovere morale da adempiere con i calabresi, che era quello di ricambiare quello che io avevo avuto da questo Campus. Se non ci fosse stata l’Università della Calabria io probabilmente non mi sarei neanche laureato, non avrei potuto andare fuori a studiare, e invece sono stato fortunato, sono rimasto qui ad Arcavacata dove ho trovato professori che mi hanno preso per mano e mi hanno indicato la strada da percorrere. Questo mi ha legato al Campus calabrese più di ogni altra cosa al mondo. Ecco perché sono ancora qui, e qui resterò per sempre. Fino alla fine”.

E prima di salutarmi mi aveva annunciato che a Natale si sarebbe trasferito per tre mesi in Amazzonia, per una campagna in difesa dell’ambiente, a convincerlo era stato Franco Azzinari, pittore famoso e calabrese come lui, e con cui Nuccio condivideva un rapporto esclusivo e personale con il Premio Nobel per la Letteratura Gabriel Garcia Marquez.

In vita Nuccio Ordine era stato anche Presidente del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani, e le sue opere ricordo sono tradotte oggi in 24 lingue diverse (33 paesi), tra cui cinese, giapponese e russo.

Ma nonostante questo Nuccio Ordine era uno di quegli intellettuali italiani che non si era mai montato la testa, che aveva incontrato e conosciuto gli scrittori e i filosofi più famosi del mondo, con cui aveva condiviso ricerche e metodi di analisi, e a cui aveva insegnato che in fondo allo stivale italiano c’è un paese bellissimo che si chiama Diamante, dove lui era nato, e un mare sublime che è il Tirreno, e che la sua terra di origine, che si chiama Calabria, è così bella e affascinante che non ha nulla da invidiare a nessun altro paese al mondo.

Insignito in Francia dei titoli di cavaliere (2009) e di commendatore (2014) dell'Ordre des palmes académiques, oltreché della Légion d’honneur (2012), Nuccio Ordine era inoltre membro d’onore dell’Istituto di filosofia dell’Accademia russa delle scienze (2010), curatore di prestigiose collane editoriali nazionali ed estere e collaboratore del Corriere della sera.

Tra i suoi lavori più recenti amava citare citati i saggi L'utilité de l'inutile: manifeste ( 2013) in cui ribadiva la necessità di quei saperi il cui valore essenziale è totalmente scevro da finalità utilitaristiche, Tre corone per un re. L'impresa di Enrico III e i suoi misteri (2015), serrata indagine sulla politica attuata dal sovrano francese per porre fine ai fanatismi e alle guerre di religione, Classici per la vita. Una piccola biblioteca ideale (2016), illuminante invito alla lettura dei testi fondamentali della letteratura mondiale, Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere (2018), un inno ai classici e a ciò che nella società viene considerato ingiustamente inutile perché non produce profitto, e George Steiner. L'ospite scomodo (2022), testimonianza dell'amicizia personale e intellettuale con il critico.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

Nuccio Ordine
PPN
Prima Pagina News
Unical

APPUNTAMENTI IN AGENDA