Giustizia, quasi 200 milioni di euro l’anno di intercettazioni.

Emblematica la fotografia che fa l’Euripes del sistema delle intercettazioni in Italia, un dossier esplosivo coordinato dai prof. Mario Caligiuri (Presidente della Società dell’Intelligence) e Luciano Romito, entrambi Università della Calabria.

di Pino Nano
Giovedì 05 Febbraio 2026
Roma - 05 feb 2026 (Prima Notizia 24)

Emblematica la fotografia che fa l’Euripes del sistema delle intercettazioni in Italia, un dossier esplosivo coordinato dai prof. Mario Caligiuri (Presidente della Società dell’Intelligence) e Luciano Romito, entrambi Università della Calabria.

I dati sono per certi versi inediti e anche indicativi. L’Eurispes presenta oggi i risultati della ricerca “Intercettazioni–Conoscere per migliorare”, coordinata dai Professori Mario Caligiuri e Luciano Romito, che analizza l’utilizzo degli strumenti di intercettazione da parte dell’Autorità Giudiziaria italiana nel periodo 2022-2024 utilizzando i dati messi a disposizione dalle fonti ufficiali.

La ricerca Eurispes parte da una premessa di base che fanno i due ricercatori: “L’ampio utilizzo delle intercettazioni nelle attività investigative è un incontestabile dato di fatto, ma il loro numero e la loro tipologia mutano inevitabilmente con la contestuale evoluzione tecnologica dei mezzi di comunicazione”.

In Italia ogni anno ci sono milioni di intercettazioni, che incidono sulla vita e la libertà delle persone, sul funzionamento delle Istituzioni, sull’organizzazione della società, ma “vi sono, poi- sottolineano i due analisti- ampie differenze in base alle caratteristiche del territorio in cui l’Autorità Giudiziaria è chiamata ad operare, al dispiegamento di forze attuato dallo Stato, nonché a peculiarità dettate da singoli eventi storici o fatti legati alla sicurezza nazionale”.

È stata condotta un’analisi sull’intero periodo 2013-2023, focalizzandosi sull’andamento storico dei bersagli suddivisi per tipologia di intercettazione.

“Particolare attenzione -spiegano i due studiosi- è stata riservata al biennio 2022-2023, durante il quale sono stati identificati i bersagli per categoria di intercettazione (intercettazioni telefoniche, ambientali, informatiche, trojan, altre tipologie), per tipologia di ufficio (Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario, con distinzione tra DDA, ordinaria e terrorismo; Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni; Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello), nonché i costi e le spese di giustizia connesse alle attività di intercettazione”.

È abbastanza, insomma, per comprendere la vastità del fenomeno.

La ricerca evidenzia in particolare una grossa lacuna: in Italia non esiste un sistema uniforme di rilevazione delle spese specifiche per periti trascrittori e fonici.

Su 26 Corti d’Appello interpellate nel corso della ricerca condotta dall’Eurispes, solo 13 hanno risposto, con dati parziali e non confrontabili. Le spese sono registrate in forma aggregata sotto la voce “ausiliari del magistrato”, impedendo -sottolineano i due analisti- una valutazione puntuale di questa voce di costo.

Nel 2022 lo Stato ha sostenuto spese per intercettazioni pari a 192,6 milioni di euro, salite a 193,5 milioni nel 2023. Palermo guida la classifica con oltre 44-48 milioni annui, seguita da Napoli (17-20 milioni), Milano e Roma (12-14 milioni ciascuna). Il divario con Campobasso, ultimo in classifica con meno di 500mila euro, è di circa 100 volte.

Le intercettazioni telefoniche rappresentano circa il 71-74% del totale, confermandosi lo strumento investigativo principale. Seguono le intercettazioni ambientali (16-17%), informatiche (5-7%) e tramite trojan (5%). La categoria “altro tipo” risulta marginale (meno dell’1%).

Le regioni del Sud (Sicilia, Campania, Calabria, Puglia) mostrano una maggiore intensità investigativa, con oltre la metà delle intercettazioni complessive. Dato atipico rispetto al resto del Paese, per la Toscana che presenta una quota elevata di intercettazioni di Altro tipo (62), seconda solo alla Sicilia. Le regioni con meno di 1.000 bersagli per tipologia di intercettazione (Molise, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata, Umbria) mostrano una bassa intensità investigativa.

Secondo l’Eurispes, Calabria, Puglia e Lombardia registrano un numero simile di bersagli intercettati, con valori compresi tra 7.207 e 7.573. Significa che quasi 8 mila calabresi sono intercettati. Ciascuna di queste regioni rappresenta circa il 9% del totale nazionale. Ma la Calabria da sola conta un numero totale di bersagli pari a 7.573, di cui 5.203 telefoniche, 1.067 ambientali, 827 informatiche, 476 tramite trojan e nessuno altro tipo.

A questo proposito gli studiosi sottolineano che la Calabria si distingue per l’elevato numero di intercettazioni informatiche, 827 in tutto, con l’11% superiore sia alla Puglia con il 5 % sia alla Lombardia con il 6%, “segnalando un ricorso più marcato a tecnologie digitali”. Le intercettazioni tramite trojan sono invece presenti in tutte e tre le regioni, con valori più alti in Calabria, il 6 % rispetto al 4% della Puglia e al 5% della Lombardia, suggerendo un uso più intensivo di strumenti invasivi.

Si tratta della regione d’Italia più piccola tra quelle a statuto ordinario e la seconda più piccola per numero minore di popolazione dopo la Valle d’Aosta, considerando che i dati relativi al Circondario del Tribunale di Aosta sono però compresi all’interno del distretto della Corte d’Appello di Torino. Il numero totale di intercettazioni in Molise è di 93, di cui 45 telefoniche. Seguono Trentino Alto-Adige con 683 (1%) intercettazioni di cui 504 telefoniche e l’Abruzzo con 831 (1%) di cui 650 telefoniche.

“E’ chiaro- sottolinea il prof. Mario Caligiuri- che la forte incidenza nel Sud e nelle Isole riflette una maggiore presenza di fenomeni criminali storicamente strutturati o una conseguente più intensa attività di contrasto”. Ma qui parliamo di fenomeni strutturali come Cosa Nostra, la Ndrangheta, la Camorra e la Sacra Corona Unita.

Le Direzioni Distrettuali Antimafia dispongono il 41-42% delle intercettazioni totali, confermando il ruolo strategico nella lotta alla criminalità organizzata. Napoli, Palermo e Reggio Calabria sono i distretti più attivi. La Sezione Ordinaria rappresenta il 57-58% del totale, mentre i procedimenti per terrorismo si attestano sotto l’1%, concentrati principalmente a Milano, Roma, Genova e Firenze.

I dettagli sono molto interessanti.

Nel 2022 le DDA italiane – ripetono Mario Caligiuri e Luciano Romito- hanno fatto ampio ricorso agli strumenti di intercettazione, con una distribuzione significativa tra i vari distretti di Corte d’Appello. Le tipologie considerate includono intercettazioni telefoniche, ambientali, informatiche, tramite trojan e di altro tipo. La distribuzione dei bersagli sottoposti ad intercettazione evidenzia una forte concentrazione nei distretti del Sud Italia. “Napoli si conferma il distretto con il volume più alto di bersagli intercettati di cui 5.250 telefoniche e 1.062 ambientali; Palermo segue con 2.086 telefoniche e ben 963 ambientali; i distretti di Reggio Calabria, Catania e Roma mostrano anch’essi numeri elevati, con oltre 1.800 intercettazioni telefoniche ciascuno.

La ricerca Eurispes ci dice che le intercettazioni telefoniche rappresentano la forma più utilizzata in tutti i distretti, con punte massime a Napoli, Catania, Palermo e Catanzaro. Le ambientali sono particolarmente rilevanti a Palermo (963), Catanzaro (333), e Brescia (328), indicando l’importanza delle captazioni in luoghi chiusi per indagini complesse.

Le intercettazioni informatiche invece, e tramite trojan, sono in crescita, con numeri significativi a Catanzaro (427 informatiche, 170 trojan), Palermo (354 e 347), e Brescia (162 e 155), segno dell’evoluzione tecnologica delle tecniche investigative.

Le intercettazioni di Altro tipo sono marginali, con solo Firenze (36) e Potenza (2) che ne registrano un utilizzo. Campobasso, L’Aquila, Trieste e Trento mostrano volumi molto bassi, con meno di 100 intercettazioni telefoniche e quasi assenza di tecniche avanzate.

L’indagine -aggiunge Mario Caligiuri- evidenzia una significativa riduzione del numero di bersagli sottoposti ad intercettazione: dai 141.774 del 2013 agli 83.883 del 2023, con un calo del 40,8% in dieci anni. Il punto di minimo è stato raggiunto nel 2022 con 82.494 bersagli. Il primo semestre 2024, tuttavia, registra 48.166 bersagli, suggerendo una possibile inversione di tendenza.

Implementare i software ministeriali per distinguere le spese per trascrizioni e perizie foniche; Definire con precisione i requisiti professionali per periti trascrittori e fonici; Garantire maggiore trasparenza nella gestione degli incarichi e delle spese; Uniformare la rilevazione dei dati a livello nazionale.

Nonostante l’inserimento della categoria “trascrizione” nell’albo dei periti -sottolineano i due autori della ricerca-, non esiste infatti ancora una definizione normativa chiara dei requisiti professionali. “L’elenco nazionale conta solo 76 iscritti, di cui 39 senza indicazione dell’ordine professionale di appartenenza. Il decreto ministeriale attuativo è ancora in attesa di emanazione”. Il che vuol dire che risetto a questa montagna enorme di denaro pubblico che viene ogni anno utilizzato per le intercettazioni, ci sono ancora dei “buchi neri” che sarebbe utile affrontare e soprattutto risolvere.

 


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