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- Roma - Martedì 4 Agosto 2026
Nuovo assalto a Ceuta, appello social per il 15 agosto. Piantedosi: "I controlli italiani non sono contro la Spagna"
Tensioni tra Roma e Madrid dopo il ripristino delle verifiche alle frontiere. L'Ue punta al contrasto della disinformazione online e alle sanzioni per i trafficanti.
La crisi migratoria nell'exclave spagnola di Ceuta innesca un caso diplomatico all'interno dell'Unione Europea, mentre sui social network si moltiplicano gli appelli e gli avvisi per un nuovo tentativo d'assalto di massa promosso per il prossimo 15 agosto.
All'indomani del ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere aeree e marittime deciso da Roma, il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha espresso dure riserve, sollecitando l'immediata revoca del provvedimento: "Non ho compreso la chiusura di Schengen da parte dell'Italia, mi è sembrata totalmente priva di necessità e proporzionalità. Vediamo che succede, se ci sarà un ripensamento. Non c'è stato alcun rischio di movimento secondario, avendo Ceuta un regime speciale. E la stessa Frontex ha riferito che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio".
Immediata la risposta del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel corso del Consiglio Giustizia e Affari Interni: "Vorrei chiarire in modo netto la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime: non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner. È una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell'intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi".
Piantedosi ha inoltre richiamato i precedenti nell'uso del Codice Frontiere Schengen: "Peraltro, parliamo di uno strumento previsto dal Codice Frontiere Schengen a cui molti Stati Membri, tra cui la stessa Spagna, hanno fatto ricorso a più riprese nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che, complessivamente, siamo arrivati a quasi 500 tra prime notifiche e successivi rinnovi di ripristino dei controlli comunicati alla Commissione dal 2006. Non si tratta, dunque, di una misura eccezionale né di una scelta inconsueta, bensì di uno strumento ordinario dell'ordinamento regolamentare, cui gli Stati ricorrono quando si rende necessario governare fenomeni caratterizzati da particolare complessità".
In merito alle dinamiche di solidarietà comunitaria, il titolare del Viminale ha aggiunto: "L'Italia comprende fin troppo bene la pressione che la Spagna sta provando oggi. Conosciamo perfettamente cosa significhi trovarsi in prima linea di fronte a un'emergenza straordinaria, come avvenuto nel corso del 2023 in particolare a Lampedusa, quando migliaia di persone sono sbarcate sul nostro territorio in pochi mesi. Eravamo da pochi mesi al Governo e abbiamo dovuto fronteggiare quelle emergenze con nuovi strumenti tutti da inventare. E lasciatemi dire con franchezza che in quell'occasione l'Italia non ricevette la necessaria e prevista solidarietà che ci saremmo aspettati. Al contrario, registrammo da più parti pressioni e sollecitazioni volte a evitare che si verificassero i cosiddetti 'movimenti secondari' verso il Nord Europa, lasciando il peso dell'accoglienza iniziale e delle procedure d'emergenza interamente sulle nostre spalle".
I numeri della crisi a Ceuta parlano di circa 72.000 ingressi irregolari registrati dall'inizio dell'ondata, con circa 70.000 persone che hanno già fatto rientro in Marocco. Gravissimo il bilancio delle vittime: le salme recuperate o accertate sono decine, mentre proseguono le denunce per i dispersi.
A queste tragedie si sommano le notizie provenienti dalle Baleari, dove 17 migranti sono morti a bordo di un'imbarcazione rimasta alla deriva per due settimane.
Dalla videoconferenza dei ministri dell'Interno dell'Ue è emersa la linea comune sul rafforzamento dei rimpatri, sulla lotta ai trafficanti e sul contrasto alla disinformazione online. Il commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, ha confermato che si lavora a un "regime di sanzioni globali contro i trafficanti" e al potenziamento dei sistemi di allerta precoce per monitorare le reti sociali, nell'ottica di evitare nuove emergenze alle frontiere esterne dell'Unione.
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