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  • Roma - Lunedì 8 Giugno 2026

Papa Leone XIV al Parlamento spagnolo: "La pace non nasce dalle armi ma dal dialogo"

Papa Leone XIV ha visitato il Congresso spagnolo, sottolineando diritti umani e giustizia sociale, e promuovendo dialogo e solidarietà internazionale. Al termine, il Santo Padre ha avuto un vertice bilaterale in Nunziatura apostolica con il premier Pedro Sànchez. 

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I palazzi della politica madrilena si trasformano nel palcoscenico di un evento diplomatico e spirituale senza precedenti per la democrazia iberica. Papa Leone XIV ha fatto il suo ingresso ufficiale all'interno del Congresso dei Deputati spagnolo, accolto con i massimi onori dai vertici delle due camere, Francina Armengol e Pedro Rollan, e dal capo dell'esecutivo Pedro Sanchez.

Il Pontefice, al secolo Robert Prevost, ha siglato così un primato assoluto, diventando il primo capo della Chiesa cattolica a prendere la parola di fronte all'emiciclo delle Cortes riunite in sessione congiunta, nonostante la defezione programmata dai banchi dei partiti della sinistra radicale Podemos e Bng.

Ricevuto da una lunghissima ovazione da parte dei parlamentari, il Papa ha chiarito lo spirito pastorale e universale della sua missione, descrivendola come “un gesto di vicinanza verso la Spagna” e come una parola “offerta al servizio della persona umana”, tenendo a sottolineare la netta separazione e il rispetto per l'autonomia che intercorre tra le istituzioni statali e l'azione della comunità ecclesiale. Il fulcro teologico e antropologico dell'allocuzione papale si è concentrato sulla salvaguardia dei diritti civili e sul valore intrinseco dell'esistenza.

Davanti ai legislatori, Leone XIV ha ribadito con forza un principio cardine, ricordando che “ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana“, specificando che tale attributo costitutivo dell'individuo rappresenta un valore superiore che “precede ogni concessione dello Stato” e che, proprio per questo, non può essere in alcun modo manipolato o ridotto in base ai rapporti di forza delle maggioranze parlamentari del momento.

Il Papa ha quindi sollevato un profondo interrogativo etico sulla tenuta delle nazioni moderne che scelgono di lasciare “nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri”, elevando il contrasto all'aborto e all'eutanasia a un dovere morale globale.

Per l'inquilino del Soglio di Pietro, infatti, la protezione dell'essere vivente “non è una questione di interesse particolare né confessionale”, ma va considerata a tutti gli effetti come “una meta di civiltà“, i cui canoni scientifici e giuridici vanno presidiati in modo assoluto “dal concepimento fino al suo naturale tramonto”.

Un capitolo estremamente denso è stato dedicato alla gestione geopolitica delle rotte migratorie nel Mediterraneo e nell'Atlantico. Secondo la dottrina espressa da Leone XIV, nessun governo può pensare di gestire in solitudine un phenomenon di tali proporzioni, invocando l'attivazione di canali multilaterali improntati alla solidarietà e alla sicurezza, che sappiano coniugare i corridoi umanitari legali con il fondamentale diritto dei cittadini a non essere costretti ad abbandonare i propri luoghi d'origine.

Questo traguardo strutturale, nell'ottica della Santa Sede, si può raggiungere solo aggredendo alla radice i fattori destabilizzanti che innescano l'esodo, come la povertà estrema, le guerre locali e gli sconvolgimenti legati all'emergenza climatica.

Entrando nel perimetro della politica internazionale, il Santo Padre ha denunciato la pesante involuzione valoriale dell'epoca contemporanea, caratterizzata dal ritorno di nazionalismi e polarizzazioni distruttive. Nel condannare apertamente la ripresa dei bilanci militari e del mercato delle armi como risposta alle crisi globali, il Pontefice ha pronunciato parole nette sul valore dei negoziati: “Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare”, avvertendo che “le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura“.

La ricetta vaticana per una stabilità geopolitica reale poggia invece su pilastri radicalmente differenti, in cui “la vera sicurezza nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”.

In conclusione, Leone XIV ha voluto tessere l'elogio dell'istituto familiare, descritto come la “prima realtà umana e fondamento naturale della comunità”. Questo nucleo originario rappresenta lo snodo insostituibile per il passaggio di testimone tra le diverse fasce d'età della popolazione, l'argine alla solitudine e, nelle parole del Papa, “la prima scuola di umanità“, lo spazio insostituibile in cui le giovani generazioni imparano le regole della convivenza, del perdono e del servizio reciproco.

A suggello della storica giornata, il primo ministro Pedro Sanchez si è recato in visita ufficiale presso i locali della Nunziatura apostolica di Madrid per un vertice bilaterale con il Pontefice. Al termine del faccia a faccia, il leader del Psoe ha affidato alla piattaforma X un messaggio di forte sintonia con la linea sociale del Vaticano, rimarcando la piena condivisione d'intenti nel voler proteggere i diritti fondamentali dei migranti e nel promuovere i canali del multilateralismo.

Come omaggio simbolico, Sanchez ha donato al Papa un bonsai di olivo spagnolo di 13 anni, un vegetale scelto dalla presidenza del governo per il suo forte valore allegorico, capace di sintetizzare il dialogo tra innovazione e patrimonio storico e di proporsi come l'emblema universale della distensione e della pace.

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