
- Prima Notizia 24
- Piacenza - Lunedì 25 Maggio 2026
Piacenza: abusi e stalking in ospedale, concluse le indagini sull'ex primario Michieletti
La Procura emiliana si appresta a chiedere il processo per l'ex responsabile di Radiologia, accusato di violenze e molestie sul luogo di lavoro ai danni di almeno otto colleghe del reparto. Il medico, dopo un semestre di custodia cautelare, ha ripreso l'attività professionale in uno studio privato.
La Procura di Piacenza ha ufficialmente notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico del professor Emanuele Michieletti, ex primario del reparto di Radiologia del nosocomio cittadino. L'alto dirigente medico era stato tratto in arresto il 6 maggio dello scorso anno con le pesanti accuse di stalking e violenza sessuale aggravate, commesse all'interno dei locali della struttura sanitaria ai danni di diverse dipendenti del reparto, tra cui dottoresse e infermiere.
A seguito del provvedimento restrittivo della libertà, il docente era rimasto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per un periodo di circa sei mesi.
La notizia dello snodo giudiziario, rilanciata inizialmente dal quotidiano locale Libertà di Piacenza, certifica il completamento degli accertamenti investigativi da parte degli inquirenti, un adempimento formale che nella prassi del codice di procedura penale precede di norma la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio.
Il quadro probatorio delineato dai magistrati descrive una condotta vessatoria e abusante che il primario avrebbe attuato sistematicamente durante l'orario di servizio: sfruttando la propria posizione di superiorità gerarchica, l'uomo avrebbe molestato e abusato di colleghe e altre operatrici sanitarie in forza al reparto, per un totale di almeno otto vittime accertate secondo quanto emerge dalle carte dell'inchiesta.
Parallelamente al binario della giustizia penale, la vicenda ha registrato significativi sviluppi sul fronte ordinistico e dell'esercizio della professione medica. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, dopo aver scontato i sei mesi di custodia cautelare presso la propria abitazione, il professionista è tornato a svolgere l'attività medica, sebbene al di fuori del circuito della sanità pubblica, operando all'interno di uno studio privato.
Questo reinserimento è stato reso possibile dalle determinazioni dell'Ordine dei Medici competente, che ha deliberato la revoca della sospensione formale dall'albo professionale precedentemente comminata, restituendo di fatto al radiologo la facoltità di effettuare visite e consulenze specialistiche in regime di libera professione in attesa dell'inizio del processo.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24
















