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  • Roma - Mercoledì 19 Agosto 2026

Pnrr: il Trentino corre ma la Liguria e il Mezzogiorno frenano, le grandi opere rallentano i cantieri

Il dossier del Servizio studi di Camera e Senato rivela un’Italia a due velocità nell'avanzamento dei progetti, con marcati divari anche a livello provinciale.

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Dietro i numeri complessivi del Pnrr, pari a 194,4 miliardi di euro articolati in 224 misure e 575 traguardi, si cela un quadro estremamente eterogeneo che divide il Paese.

Alla rapidità di esecuzione ed estinzione dei progetti registrata in Trentino-Alto Adige, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna fa da contraltare la lentezza di molte regioni del Mezzogiorno, ma anche della Liguria, dove la conclusione dei lavori risulta ancora lontana per quasi il 90% delle risorse assegnate.

Il dato emerge dal dossier di monitoraggio elaborato dal Servizio studi di Camera e Senato sulla base delle rilevazioni della banca dati ReGiS aggiornate al primo luglio.

Dei 194 miliardi totali, la quota territorializzata abbinata a specifiche aree regionali o provinciali ammonta a 173,3 miliardi di euro, ripartiti su oltre 672mila interventi censiti, ai quali si aggiungono 17,3 miliardi destinati a misure di ambito nazionale.

In media il 23,7% dei fondi risulta associato a progetti già conclusi, valore che sale al 26,2% escludendo le opere non territoriali. Questa media nazionale nasconde tuttavia forti divergenze.

Il caso più emblematico è quello della Liguria, che segna la percentuale più bassa d'Italia con appena il 10,2% dei finanziamenti legati a interventi conclusi su un totale di 5,8 miliardi. Il parametro considerato dal dossier non misura infatti il numero assoluto dei cantieri chiusi, bensì il peso economico dei progetti finiti rispetto al budget totale assegnato: l'incidenza di opere infrastrutturali di grande entità e a lungo termine finisce così per condizionare sensibilmente la posizione in classifica di regioni come quella ligure.

Nella parte bassa della graduatoria restano comunque ampiamente rappresentate le realtà del Sud e del Centro. Si evidenziano infatti i ritardi di Calabria con il 15,6% dei finanziamenti conclusi su 6,2 miliardi, Molise con il 15,9% su 1,7 miliardi, Sicilia con il 16,7% su 12,4 miliardi, Campania con il 16,8% su 15 miliardi e Lazio con il 17,3% su 13,3 miliardi.

Sul versante opposto si colloca al vertice il Trentino-Alto Adige/Südtirol con il 46,4% dei progetti conclusi su 2,9 miliardi, seguito dalla Lombardia al 40,4% su un totale di 21,9 miliardi, dal Friuli-Venezia Giulia al 37,2% su 2,9 miliardi e dall'Emilia-Romagna al 36% su 11,4 miliardi. Più staccati compaiono Piemonte al 29,4%, Toscana al 29% e Marche al 28,3%.

All'interno dell'area meridionale la situazione non si presenta omogenea. Se gran parte dei territori si colloca al di sotto della soglia del 17%, la Sardegna al 21,9% su 4,9 miliardi, la Basilicata al 21% e l'Abruzzo al 27,6% mostrano livelli più prossimi alla media nazionale.

Diseguaglianze evidenti si riscontrano anche su scala provinciale: in Calabria, Vibo Valentia raggiunge il 26% contro il 17,7% di Cosenza e Catanzaro; in Sicilia, Caltanissetta tocca il 36,8% e Ragusa il 29,3%, staccando nettamente Catania ferma al 16%; in Puglia, Lecce con il 24,9% supera Taranto al 18%; infine in Campania sia Avellino sia Caserta con il 24,4% registrano performance superiori a quelle del capoluogo partenopeo.

Tali discrepanze testimoniano come l'efficacia nell'impiego delle risorse dipenda non solo dalla scala regionale, ma anche dalla capacità amministrativa dei singoli enti e soggetti attuatori locali.

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