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- Roma - Mercoledì 29 Luglio 2026
Quattro operazioni al cranio nel Medioevo: lo straordinario reperto scoperto in Croazia studiato dal Cnr
Il paziente sopravvisse alle trapanazioni, come dimostrano i segni di guarigione ossea. Il cranio, rinvenuto in una necropoli in Istria, è ora analizzato con tecniche 3D da un team italo-croato per svelare i segreti dell'antica chirurgia.
Quattro interventi al cranio eseguiti sullo stesso individuo, vissuto in epoca medievale, in diversi momenti della sua vita. A rivelarlo sono le evidenze di guarigione e i segni di rimodellamento osseo che attestano la sopravvivenza del paziente dopo operazioni particolarmente delicate.
L'eccezionale scoperta proviene dalla necropoli della chiesa di San Teodoro, nel comune di Marčana, in Istria (Croazia), dove dal 2018 è in corso una campagna di scavo archeologico. Un caso rarissimo che apre una finestra inedita sulle conoscenze mediche e sulle pratiche di cura nel Medioevo.
Lo studio del cranio vede coinvolto un team multidisciplinare. La ricerca è condotta dagli antropologi Nataša Šarkić e Roberto Cighetti di ‘AITA Bioarchaeology’, dalla dottoranda Michela Amendola - Università di Coimbra, dai fisici Andrea Barucci e Juri Agresti dell'Istituto di fisica applicata "Nello Carrara" (Ifac) del Consiglio nazionale delle ricerche di Sesto Fiorentino Firenze, dal radiologo Roberto Carpi dell'AUSL Toscana Centro e dall'archeologo Siniša Pamić del Croatian Conservation Institute.
Praticata per migliaia di anni, dalla preistoria fino al Medioevo, la trapanazione è considerata uno dei più antichi interventi chirurgici della storia dell'umanità. Sebbene le testimonianze siano note in numerose regioni del mondo, in Croazia sono rare e, in particolare, lo straordinario caso di San Teodoro offre l’opportunità di studiare la sopravvivenza dei pazienti e il livello di assistenza e cura che la comunità locale dell’epoca era in grado di garantire.
Gli scavi e gli interventi di conservazione in corso dal 2018 presso la chiesa medievale di San Teodoro, diretti da Siniša Pamić, hanno fatto riaffiorare un sito di grande interesse: le fasi più antiche della chiesa risalgono all'epoca bizantina, mentre la necropoli iniziò a svilupparsi dopo l'ampliamento dell'edificio nel XIII secolo.
Le sepolture continuarono fino al XVI secolo. Gli scavi hanno restituito circa un centinaio di tombe contenenti i resti di numerosi individui. Se da un lato le modalità di sepoltura riflettono usanze comuni ai cimiteri cristiani medievali dell'area adriatica, dall'altro i resti umani raccontano una storia molto più ricca.
“Le analisi antropologiche hanno identificato individui affetti da anomalie congenite, patologie croniche e altre condizioni patologiche, suggerendo che questa comunità si prendesse cura anche di persone che convivevano con importanti problemi di salute”, spiega Andrea Barucci del Cnr -Ifac. “In tale contesto la procedura chirurgica consisteva nell'aprire deliberatamente un foro nel cranio mediante strumenti appositamente realizzati. Le finalità potevano essere molteplici: dal trattamento di traumi cranici e disturbi neurologici a pratiche di carattere rituale o spirituale, come la liberazione del corpo da presunti spiriti maligni. Purtroppo, al momento disponiamo esclusivamente del cranio e non del resto dello scheletro; di conseguenza, non ci è ancora possibile determinare con affidabilità l'età dell'individuo.
Il reperto è oggetto di un'approfondita indagine mediante tomografia computerizzata (TC) e microtomografia computerizzata ad alta risoluzione (micro-TC). Queste tecniche di imaging avanzate e completamente non invasive, consentono di esplorare in tre dimensioni la struttura interna del cranio, fornendo informazioni preziose senza comprometterne l'integrità. L’indagine mira a comprendere anche la patologia o la condizione che possa aver reso necessario ricorrere alla chirurgia”.
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