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  • Roma - Martedì 26 Maggio 2026

Riforma Rai bloccata in Senato: slitta l'audizione di Giorgetti. Le opposizioni insorgono: "Emergenza istituzionale assoluta"

Nuovo rinvio a Palazzo Madama per il dossier sulla governance del servizio pubblico, fermo da mesi e necessario per recepire le direttive europee del Media Freedom Act. Il centrodestra rimanda l'intervento del ministro dell'Economia al 10 giugno in attesa dei pareri della commissione Bilancio, ma le minoranze gridano all'ostruzionismo per blindare i vertici di Viale Mazzini.

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L'attesissimo confronto sulla riforma della governance della Rai si arena nuovamente nei corridoi di Palazzo Madama, prolungando uno stallo istituzionale che dura ormai dallo scorso settembre: l'audizione del ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, calendarizzata per oggi pomeriggio presso le commissioni riunite del Senato, è stata ufficialmente posticipata al prossimo 10 giugno. 

L'appuntamento era considerato cruciale dagli addetti ai lavori non solo perché finalizzato a sbloccare l'iter per l'adeguamento del servizio pubblico radiotelevisivo ai parametri europei fissati dall'European Media Freedom Act, ma anche perché interpretato come un tentativo di rianimare un dossier da mesi impantanato nei veti incrociati tra schieramenti.

Il rinvio dell'ultimo minuto ha scatenato la dura reazione delle opposizioni, che denunciano una paralisi democratica nella gestione della televisione di Stato. La spaccatura sulla gestione della Rai riflette in modo fedele le tensioni sui reali equilibri di potere all'interno del panorama politico nazionale.

La conferma di questa distanza è emersa chiaramente durante la presentazione del saggio "C'era una volta la Rai", scritto dalla presidente della commissione di Vigilanza, Barbara Floridia, e discusso a Roma alla presenza del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e del giornalista Sigfrido Ranucci. Secondo l'esponente pentastellata, le ragioni del rinvio vanno ricercate esclusivamente nelle frizioni interne alla coalizione di governo: "il problema stia tutto dentro la maggioranza, loro sono in difficoltà", ha sottolineato Floridia, definendo l'attuale scenario come "il teatro dell'assurdo pirandelliano".

Di parere diametralmente opposto la nota ufficiale siglata congiuntamente dai capigruppo del centrodestra Lucio Malan, Stefania Craxi, Massimiliano Romeo e Michaela Biancofiore, i quali hanno giustificato lo slittamento con motivazioni puramente tecniche: "Abbiamo chiesto di posticipare di alcuni giorni la sua audizione in attesa dei pareri della commissione Bilancio sulla riforma della Rai, necessari per una corretta visione d’insieme".

La tesi della maggioranza non ha minimamente convinto le minoranze, convinte che l'esecutivo intenda deliberatamente congelare la transizione verso le nuove regole europee. "Da sette mesi il ministero dell’Economia non esprime il parere e tiene di fatto in ostaggio una riforma che non può più essere congelata, mentre si avvicina il rischio di una sanzione europea", ha rimarcato ancora Floridia, parlando apertamente di un esecutivo che evita il confronto parlamentare e aggiungendo che "il governo non si presenta in Parlamento e la maggioranza, in un quadro del genere, blocca anche la Vigilanza Rai. Così non si può andare avanti: siamo dentro una situazione di emergenza istituzionale assoluta".

Sulla stessa linea i parlamentari di Italia Viva e il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristoforo, secondo cui "la destra tiene la Rai in ostaggio semplicemente perchè ‘TeleMeloni’ a loro va benissimo così". De Cristoforo ha accusato il centrodestra di frenare l'iter normativo per "tentare di blindare un consiglio di amministrazione che le garantisca il controllo anche in futuro", in aperta violazione del Media Freedom Act che impone di ridurre l'ingerenza della politica sui vertici dell'emittente. Il braccio di ferro rischia ora di ripercuotersi sulla regolare prosecuzione delle attività legislative, con le opposizioni che hanno già minacciato di bloccare i lavori dell'ottava commissione se non si arriverà a una svolta.

Un parziale segnale di distensione potrebbe arrivare dall'ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza programmato per domani, convocato anche sotto la spinta dello sciopero della fame intrapreso dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti proprio per sollecitare la ripresa dei lavori. Le previsioni indicano tuttavia una ripartenza molto lenta, limitata a una discussione di carattere generale che escluderà per il momento qualsiasi sessione di voto o nuove audizioni.

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