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  • Roma - Martedì 28 Luglio 2026

Riforma RAI: Il Senato riapre il cantiere tra vincoli europei e nodi di governance

Riprende in Senato la riforma della RAI, con emendamenti per allinearsi all'European Media Freedom Act, ma restano dubbi sulla sua reale efficacia.

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di Nico Marino

Riprende oggi in Senato l'iter del disegno di legge per la riforma della RAI, un passaggio fondamentale segnato dalla presentazione degli emendamenti pensati per adeguare la TV pubblica all'European Media Freedom Act, il regolamento dell'Unione Europea in vigore dallo scorso anno, volto a limitare le ingerenze politiche nei broadcaster nazionali.

Il provvedimento punta a ridurre da nove a sette i componenti del CdA, di cui quattro eletti dal Parlamento (due dalla Camera e due dal Senato), due nominati dal Governo attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (che resta azionista di maggioranza), e uno eletto dai dipendenti. Tra le modifiche più rilevanti in discussione spicca l'emendamento del senatore Roberto Rosso (Forza Italia), concordato con l'esecutivo, che propone di togliere al MEF la facoltà di indicare direttamente l'Amministratore Delegato, lasciandone la scelta e la votazione, al pari di quella del Presidente, interamente in capo al CdA.

Nonostante questo passaggio formale per venire incontro alle richieste del regolamento europeo, diversi osservatori evidenziano come la riforma rischi di rivelarsi una misura puramente di facciata: trattandosi di nomine legate pur sempre alle maggioranze di governo e parlamentari, l'individuazione dei vertici di Viale Mazzini rimarrà nei fatti l'esito di un accordo di natura politica. 

Sul fronte economico, il testo finale risente pesantemente dei vincoli comunitari: è stata infatti eliminata la norma inizialmente proposta dal ministro Giancarlo Giorgetti che avrebbe consentito tagli straordinari fino al 5% sul canone (misura voluta dalla Lega di Salvini), poiché il regolamento UE impone di garantire alla TV pubblica risorse certe, stabili e prevedibili. Ed è proprio su questo punto che ha insistito più volte l’ad Giampaolo Rossi, evidenziando come la RAI trattenga solo l'83% circa del canone pagato dai cittadini, una quota nettamente inferiore rispetto a standard europei come quello della BBC (98%). 

Parallelamente, il disegno di legge conferisce maggiori poteri gestionali e privatistici all'Amministratore Delegato — che non potrà essere un dipendente interno dell'azienda — dandogli maggiore autonomia sul reclutamento meritocratico del personale, sulla firma dei contratti ordinari e sull'attuazione dei piani industriali ed editoriali deliberati dal CdA, introducendo anche deroghe al codice degli appalti sotto soglia europea per la produzione dei programmi.

L'obiettivo della maggioranza è ottenere il via libera di Palazzo Madama entro settembre per poi giungere all'approvazione definitiva alla Camera tra ottobre e novembre; una scansione temporale fondamentale non solo per scongiurare una procedura d'infrazione UE, ma anche perché l'entrata in vigore della legge determinerà la decadenza automatica dell'attuale CdA, sbloccando lo stallo che dura da quasi due anni sulla presidenza e rinnovando la governance di Viale Mazzini in vista delle prossime elezioni politiche.

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