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  • Rimini - Giovedì 4 Giugno 2026

Rimini, 2 giugno, l'Anpi denuncia: "Un sindaco si è presentato in camicia nera". Lui: "La indosserò fino alla morte"

Al centro delle polemiche è finito il Sindaco di Pennabilli, Mauro Giannini. L'associazione dei partigiani ha denunciato l'atto come una grave offesa ai valori democratici e antifascisti, evidenziando la contraddizione tra la carica pubblica di Giannini e i principi della Costituzione. L'Anpi ha chiesto un ripristino dell'etica pubblica nelle istituzioni locali.

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Le celebrazioni istituzionali per la Festa della Repubblica nella provincia di Rimini si trasformano in un terreno di duro scontro politico e ideale.

L'Anpi provinciale ha sollevato una formale e pubblica protesta per il comportamento tenuto da uno dei primi cittadini del territorio durante lo svolgimento della manifestazione ufficiale del 2 giugno.

Secondo la ricostruzione diffusa dall'associazione dei partigiani, l'amministratore locale si è presentato all'appuntamento solenne esibendo un abbigliamento dal chiaro e inequivocabile valore politico e storico. L'episodio si è verificato in un contesto formale di massima rilevanza per le istituzioni del territorio.

L'Anpi ha rimarcato la gravità del contesto in cui l'esponente politico ha scelto di esibire l'indumento, evidenziando che l'atto è avvenuto “alla presenza del Prefetto, delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e della cittadinanza”.

La sezione provinciale dell'associazione ha espresso la propria totale riprovazione attraverso una nota ufficiale in cui si legge: “Riteniamo gravissimo che un sindaco della provincia abbia partecipato alla celebrazione indossando una camicia nera, simbolo storicamente e politicamente associato al fascismo”.

Il primo cittadino al centro della dura polemica sollevata dall'Anpi – non menzionato esplicitamente nel comunicato ma identificabile tramite la documentazione fotografica che ritrae i sindaci della provincia in posa istituzionale con la fascia tricolore – è Mauro Giannini, alla guida del comune di Pennabilli.

L'amministratore locale non ha mai fatto mistero dei propri orientamenti culturali e ideologici, avendo ribadito in molteplici occasioni pubbliche e sulla stampa locale la propria determinazione a mantenere questa condotta estetica e identitaria per tutto il corso della sua esistenza, dichiarando apertamente che la indosserà fino alla morte.

Per gli esponenti dell'Anpi, la scelta di sfoggiare tale indumento proprio durante l'anniversario del referendum del 1946 rappresenta un vulnus intollerabile nei confronti delle istituzioni democratiche nate dal dopoguerra.

L'associazione ha voluto sottolineare la netta contraddizione tra la carica pubblica ricoperta dall'uomo e i valori sanciti dalla Carta fondamentale dello Stato: “Un gesto incompatibile con il significato della ricorrenza che celebra la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione antifascista. La circostanza assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle ripetute dichiarazioni pubbliche con cui lo stesso amministratore ha rivendicato la propria appartenenza all'identità fascista e si è definito orgogliosamente 'fascista' e 'camicia nera'”.

La presa di posizione della presidenza riminese si conclude con un duro richiamo all'etica pubblica, definendo l'intera vicenda come “una grave offesa alla memoria della Resistenza e ai valori su cui si fonda la Repubblica” e chiedendo un sussulto di dignità da parte delle istituzioni locali.

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