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  • Roma - Lunedì 8 Giugno 2026

Risiko bancario, scatta la partita del secolo: Banco BPM chiama Mps, ma Intesa prepara il contropiede

La finanza italiana è in fermento: Banco BPM propone una fusione con Monte dei Paschi, mentre Intesa Sanpaolo e Bper preparano una controffensiva.

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di Marco Silvestri

La partita che si sta giocando nelle stanze della finanza italiana assomiglia sempre più a una complessa sfida strategica. Da una parte c'è la volontà di costruire un nuovo grande polo bancario nazionale; dall'altra la necessità di preservare gli equilibri industriali, finanziari e persino geopolitici che gravitano attorno al sistema creditizio del Paese.

L'accelerazione è arrivata nelle ultime ore, quando il Consiglio di amministrazione di Banco BPM ha deliberato all'unanimità una proposta di aggregazione rivolta a Monte dei Paschi di Siena. L'operazione viene presentata come una vera e propria "fusione tra pari", capace di dare vita a un gruppo da oltre 50 miliardi di euro di capitalizzazione e destinato a diventare il secondo operatore bancario italiano per dimensioni.

L'obiettivo dichiarato è quello di creare un campione nazionale in grado di competere con i grandi gruppi europei, mantenendo al tempo stesso identità, marchi e radicamento territoriale delle due realtà coinvolte. Secondo le stime diffuse dal mercato, le sinergie industriali e operative potrebbero superare il miliardo di euro annuo, rafforzando ulteriormente la redditività del nuovo soggetto.

Ma la mossa di Banco BPM sembra aver innescato una reazione immediata. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, Intesa Sanpaolo starebbe infatti lavorando a un progetto alternativo insieme a Bper. L'ipotesi prevede una suddivisione degli asset di Monte dei Paschi: Intesa sarebbe interessata in particolare alle attività di Mediobanca e alla partecipazione detenuta in Generali, mentre Bper potrebbe rilevare il business bancario tradizionale dell'istituto senese.

Si tratterebbe di una risposta che cambierebbe radicalmente il quadro. Non più una fusione tra pari, ma una vera operazione di acquisizione e smembramento strategico delle attività considerate più redditizie.

Al centro della contesa c'è proprio Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo ancora in attività. Dopo il difficile percorso di risanamento seguito al salvataggio pubblico del 2017 e la successiva privatizzazione, l'istituto toscano è tornato a essere uno degli asset più ambiti del panorama finanziario nazionale. La recente acquisizione di Mediobanca e il peso crescente esercitato all'interno del capitale di Generali hanno ulteriormente aumentato il suo valore strategico.

Sul tavolo, tuttavia, non ci sono soltanto valutazioni industriali. La presenza di Crédit Agricole come principale azionista di Banco BPM e l'importanza strategica di partecipazioni come quella in Generali rendono inevitabile anche una lettura politica dell'operazione. In ambienti governativi non mancano infatti riflessioni sulla necessità di mantenere sotto controllo italiano alcuni snodi considerati cruciali per il sistema finanziario nazionale.

Quello che emerge è uno scenario in rapido movimento, nel quale ogni protagonista cerca di conquistare una posizione dominante prima che il processo di consolidamento entri nella fase decisiva. Negli ultimi anni il settore bancario italiano ha già vissuto profonde trasformazioni, ma la battaglia che si apre oggi potrebbe risultare la più significativa.

La sensazione è che il risiko sia soltanto all'inizio. Le prossime settimane diranno se prevarrà il progetto di un grande polo Banco BPM-Mps, capace di creare il secondo gruppo bancario nazionale, oppure la strategia alternativa guidata da Intesa Sanpaolo e Bper. In entrambi i casi, il risultato sarà un nuovo capitolo nella storia della finanza italiana, destinato a incidere non soltanto sugli assetti bancari ma sull'intera economia del Paese.

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