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  • Roma - Martedì 28 Luglio 2026

Roma: grande successo per la mostra “Umberto Eco e il nome delle cose”

Oltre 2.000 visitatori hanno visitato l’esposizione, parte del progetto della Società Dante Alighieri con la Fondazione Umberto Eco.

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Un mese di esposizione, oltre 2.000 visitatori, numerose opere originali, documenti in gran parte inediti e un ricco apparato iconografico hanno segnato il successo della mostra “Umberto Eco e il nome delle cose”.

L’esposizione si è tenuta a Roma, a Palazzo Firenze, nell’ambito dell’omonimo progetto realizzato dalla Società Dante Alighieri e dalla Fondazione Umberto Eco.

Nel decimo anniversario della morte dell’intellettuale italiano più enciclopedico della contemporaneità, la mostra ha trattato in forma divulgativa alcuni dei temi costanti nel pensiero di Eco, a partire dal suo grande amore per i libri.

“Parlare di Eco oggi – dichiara il presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi – ricorda la sua visione, che non ha nulla di scolastico. È una grande visione che si nutre di cultura, di lettura, di incontri e di viaggi nel mondo”. Eco ha dimostrato che leggere è un modo per sconfiggere il tempo, forse per renderselo amico, e “leggere arricchisce la memoria nostra e collettiva, ci fa vivere più a lungo”. 

Dal tema della bibliofilia, il percorso espositivo ha poi spaziato tra vari aspetti della biografia intellettuale di Eco: dagli studi sul Medioevo al fondamentale contributo nel campo della semiotica, dalle indagini sulla società e sul ruolo dei mass media al rapporto con le arti visive e la cultura d’avanguardia.

Oltre alla riproduzione fotografica di una parte della scaffalatura della Biblioteca moderna riunita nella casa milanese di Eco (oggi trasferita alla Biblioteca dell’Università di Bologna), in mostra sono state proposte le tavole originali de Il nome della rosa illustrate e concesse da Milo Manara, elementi della scenografia firmata da Dante Ferretti per l’adattamento cinematografico di Jean-Jacques Annaud, prestati dallo scultore Fabio Crisarà e un ritratto originale di Eco firmato da Tullio Pericoli.

L'allestimento, pensato in chiave inclusiva, ha compreso anche il plastico della biblioteca-labirinto proveniente dalle collezioni del Museo Tattile Omero di Ancona e una sezione multimediale con video e audio concessi dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica, Rai Teche e RSI, Radiotelevisione svizzera.

Ascoltabile nel pannello multimediale della mostra, infine, l’“Intervista impossibile a Beatrice” di Umberto Eco (1975, Rai Radio 2), che ha ispirato l'azione teatrale realizzata a Palazzo Firenze in occasione dell’inaugurazione del progetto, con gli attori Irene Giancontieri e Riccardo Rampazzo diretti da Mattia Spedicato. La registrazione dello spettacolo si può vedere sul sito https://www.youtube.com/watch?v=ebTe4t2eHyQ.

Per i prestiti e la collaborazione, si ringraziano: Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea, Biblioteca Comunale Centrale Palazzo Sormani di Milano, Biblioteca Nazionale Centrale "Vittorio Emanuele II" di Roma, Fondazione Archivio Pirelli di Milano, Museo Tattile Statale Omero di Ancona, Università degli Studi di Milano – APICE e Biblioteca della Facoltà di Filosofia, Università di Pavia – Centro per gli Studi sulla Tradizione Manoscritta di Autori Moderni e Contemporanei, Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, Fondazione Cineteca di Bologna, Isacem - Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI.

Ringraziamenti speciali a Milo Manara, per il prestito delle tavole originali dell'edizione illustrata de Il nome della rosa (Oblomov Edizioni), e a Fabio Crisarà, per i pezzi della scenografia originale del film omonimo.

Cura scientifica del progetto: Alessandro Masi (Segretario generale Società Dante Alighieri). Cura e coordinamento generale del progetto: Valeria Noli (responsabile Unità Organizzativa Cultura e Comunicazione Società Dante Alighieri). Cura scientifica del convegno: Riccardo Fedriga (direttore scientifico Fondazione Umberto Eco) e Valeria Noli. Cura della mostra: Chiara Barbato e Valentina Spata del Servizio Promozione arte e patrimonio artistico Palazzo Firenze (Unità Cultura e comunicazione).

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