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- Roma - Martedì 21 Luglio 2026
Salari e fisco, l'allarme dell'Upb: dal 1990 retribuzioni a -6,6%. Irpef al limite, serve agire sulla spesa
In oltre trent'anni stipendi stagnanti e frammentati. Il modello redistributivo non basta più a frenare il precariato e le disparità orizzontali tra le categorie di lavoratori.
In oltre trent'anni le retribuzioni dei dipendenti del settore privato in Italia "sono state stagnanti e più diseguali". A tracciare questo amaro bilancio è l'Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) in una nota che evidenzia un crollo storico del potere d'acquisto, calcolando che "dal 1990 le retribuzioni lorde sono diminuite in media del 6,6% in termini reali".
Un impoverimento che si accompagna a divari sempre più marcati tra i lavoratori: l'Ufficio fa notare infatti che "è cresciuta inoltre la loro dispersione, anche per l'incremento del part-time", un fenomeno su cui ha inciso profondamente "la crescente segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica".
Fino a oggi, le riforme fiscali hanno rappresentato il principale strumento per mettere una toppa alla crisi. Il rapporto riconosce che l'imposta sulle persone fisiche ha "svolto un ruolo crescente nel compensare la dispersione dei redditi lordi da lavoro dipendente, anche se non è possibile stabilire un nesso causale fra dinamiche salariali e riforme non potendo escludere l'ipotesi che la disponibilità di strumenti fiscali di sostegno ai redditi più bassi possa aver influito sugli esiti delle contrattazioni".
Tuttavia, questa leva si è ormai esaurita. Il sostegno alle retribuzioni basse attuato attraverso l'Irpef "ha ormai dei margini limitati", motivo per cui l'Upb avverte chiaramente che per il futuro sarebbe "meglio agire con la spesa". Il documento mette a nudo tutte le criticità dell'assetto vigente.
Secondo gli esperti dell'Upb, "il rafforzamento della capacità redistributiva è stato ottenuto soprattutto riducendo il prelievo sui redditi bassi e medi e concentrando il carico sui redditi medio-alti, con una maggiore esposizione del sistema agli effetti del drenaggio fiscale e con differenze di trattamento tra lavoratori dipendenti e altre categorie di contribuenti. Tali interventi, pur attenuando la crescente dispersione dei redditi lordi, non affrontano le cause strutturali della stagnazione salariale e della precarizzazione del lavoro".
L'intervento fiscale mirato ai redditi medio-bassi, "pur avendo svolto un ruolo importante nel contrastare la povertà lavorativa, rappresenta una risposta ex post a fenomeni emersi nel mercato del lavoro, che non affronta le cause strutturali della stagnazione retributiva". Questa dinamica finisce inevitabilmente per creare disparità insostenibili nel trattamento dei cittadini.
L'Upb segnala infatti che la "progressività selettiva su alcune categorie di contribuenti (lavoratori dipendenti) rispetto ad altre (autonomi e pensionati) solleva questioni di equità orizzontale. A parità di reddito complessivo, infatti, il prelievo effettivo differisce sensibilmente in funzione della tipologia di reddito percepito, per effetto sia dei regimi sostitutivi che sottraggono ampie fasce di basi imponibili e contribuenti alla progressività ordinaria, sia degli interventi di sostegno specificamente riservati al lavoro dipendente, che non trovano analoghi nel trattamento delle altre categorie reddituali".
Tutto questo porta a una conclusione netta che chiama in causa le future scelte della politica. "Queste considerazioni suggeriscono che il modello redistributivo attuale, fondato su un'imposta fortemente progressiva sul lavoro dipendente, ma con base imponibile relativamente ristretta, e caratterizzato da un'accentuata disparità di trattamento orizzontale tra le diverse tipologie di reddito, potrebbe aver raggiunto i propri limiti".
Per riequilibrare il sistema, l'Ufficio avverte che "ulteriori incrementi della redistribuzione richiederebbero interventi complementari, come la revisione dei regimi agevolati, che sottraggono base imponibile al sistema ordinario, l'allargamento della base imponibile attraverso il contrasto all'evasione e politiche strutturali volte a contrastare la stagnazione salariale, eventualmente affiancati da strumenti di sostegno al reddito operanti dal lato della spesa".
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