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- Roma - Giovedì 6 Agosto 2026
Scontro ai vertici della Fifa: Infantino resiste, la Uefa conferma il boicottaggio
Il presidente della Federcalcio mondiale assicura di non voler rassegnare le dimissioni dopo il caso sulle privatizzazioni. L'Europa attacca: "Fiducia persa". L'Africa si schiera a sua difesa.
Prosegue senza sosta la tempesta istituzionale ai vertici del calcio internazionale. Nonostante la pressione crescente, Gianni Infantino ha confermato ai propri collaboratori di non avere alcuna intenzione di fare un passo indietro. Tuttavia, le ennesime scuse formulate per il controverso progetto della società Fifa Forward Enterprise (FFE) — nato per aprire le competizioni a investitori privati e poi rapidamente ritirato — non sono bastate a placare la reazione di Nyon.
Dalla sede centrale della Uefa la posizione resta infatti intransigente: "Il boicottaggio delle competizioni Fifa resta, non è cambiato nulla: non c'è piu' alcuna fiducia in Infantino".
Nel corso dell'ultimo vertice svoltosi a Rabat, la governance federale ha provato a fare quadrato attorno al proprio vertice, ottenendo tra l'altro la firma sulla dichiarazione di sostegno da parte del segretario generale Mattias Grafström. Ciononostante, i chiarimenti forniti da Infantino — che si è scusato "per gli errori", rivendicando tuttavia di aver operato "nel pieno rispetto del quadro normativo" — sono stati respinti dai vertici europei.
Secondo indiscrezioni di stampa britanniche, la Uefa intenderebbe ora commissionare un'analisi indipendente sui piani di cessione dei Mondiali, contestando anche presunti dialoghi avviati in passato dal presidente per integrare la Superlega e depotenziare la Champions League.
Da Nyon è arrivata inoltre una replica sferzante sul documento approvato in Marocco: "Nessuna delle condizioni richieste sono state soddisfatte, il boicottaggio delle competizioni Fifa resta in piedi. La fiducia espressa ieri arriva da alcuni 'impiegati', la cui posizione dipende da Infantino, non cambia nulla".
Sullo sfondo delle prossime scadenze elettorali, dove Infantino figura attualmente come unico candidato, il fronte dei contrari registra anche le prese di posizione di Luis Figo, della Federcalcio albanese e del principe giordano Ali Al Hussein, che pur confermando l'avvenuto saldo dei fondi per la Coppa d'Asia ("dovevano essere versati otto mesi fa") ha ribadito: "Non cambia la nostra posizione: non voteremo Infantino per la presidenza".
Di contro, il numero uno della Fifa incassa il sostegno del blocco africano, con la Federazione del Gambia pronta a confermargli il voto e la presa di posizione del ministro dello Sport sudafricano, Gayton McKenzie: "L'Africa dovrebbe essere cauta nell'unirsi al linciaggio pubblico di Infantino. Ha fatto molto per il calcio africano. Possiamo discutere delle sue idee, ma non dimentichiamo chi è stato un nostro amico. Molti di coloro che chiedono la sua testa vogliono anche il ritorno al vecchio status quo".
Nel frattempo la diplomazia sportiva deve fare i conti anche con le tensioni geopolitiche legate ai Mondiali 2030, in seguito alle richieste della forza politica spagnola Vox di escludere il Marocco dalla coorganizzazione con Spagna e Portogallo per le vicende relative a Ceuta, mentre Infantino ha smentito di aver già promesso la finalissima a Casablanca.
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