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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Storia e letteratura: in libreria la biografia di Fernando De Rosa, ritratto di un antifascista complesso firmato da Fabio Florindi

Edito da Arcadia Edizioni, il volume ripercorre la parabola esistenziale e politica del militante socialista libertario, dall'infanzia torinese all'attentato contro Umberto di Savoia a Bruxelles, fino alla morte nella guerra civile spagnola. Un saggio rigoroso che evita toni celebrativi per restituire la fitta trama di slanci ideali e fragilità personali di un protagonista dimenticato del Novecento.

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La memoria storica dell'antifascismo europeo si arricchisce di un nuovo e documentato tassello biografico, capace di fare luce su una delle figure più singolari, tormentate e ingiustamente trascurate del secolo scorso: arriva nelle librerie il saggio “Il capitano romantico. Fernando De Rosa socialista libertario” scritto dal giornalista Fabio Florindi e pubblicato da Arcadia Edizioni.

L'opera si propone di sottrarre all'oblio la traiettoria umana, politica e militare di un militante la cui esistenza, per intensità e colpi di scena, presenta contorni quasi romanzeschi, incarnando appieno le fratture ideologiche e i drammi che hanno segnato il Novecento.

L'analisi di Florindi prende le mosse dalle origini stesse del protagonista, nato a Milano nel 1908 ma registrato all'anagrafe come figlio di ignoti, per poi trascorrere l'infanzia e l'adolescenza a Torino all'interno di un contesto familiare avvolto da reticenze e misteri. Questa originaria incertezza identitaria ne plasma il carattere inquieto e tormentato.

La vera e propria svolta esistenziale si consuma però con la drammatica perdita dell'amico Mohamed Ali, deceduto a causa di un incidente: un evento traumatico che spinge il giovane De Rosa a recidere definitivamente i legami con l'ideologia fascista, alla quale si era accostato in un primo momento.

Il volume mappa con rigore scientifico questa transizione politica, descrivendo la metamorfosi del giovane da iniziale simpatizzante del regime a oppositore attivo e clandestino nelle aule della facoltà universitaria torinese. In questa fase, De Rosa si distingue per l'organizzazione di commemorazioni vietate dalle autorità, per l'attiva solidarietà espressa verso i professori epurati e per il rischioso pattugliamento legato alla diffusione di materiale editoriale proibito.

Accanto alla militanza di piazza, l'autore scava nella sfera intima del protagonista, mettendone in rilievo l'amore viscerale per l'alpinismo — inteso come isolamento purificatore — e il legame sentimentale, profondo ma perennemente instabile, con la compagna Luigina. La sezione centrale del libro si focalizza sul periodo dell'esilio in territorio francese, dove il giovane entra in contatto con lo stato maggiore del fuoriuscitismo italiano, maturando la decisione di compiere un gesto di rottura clamoroso: l'attentato dimostrativo compiuto a Bruxelles nel 1929 ai danni del principe ereditario Umberto di Savoia.

Le udienze del tribunale belga diventeranno una cassa di risonanza per la propaganda anti-mussoliniana globale. Florindi sceglie di rifuggire da qualsiasi tentazione agiografica, soffermandosi con onestà intellettuale sulle derive caratteriali, sui momenti di profondo abbattimento psicologico e sugli insuccessi che costellarono la successiva esperienza in terra iberica.

Proprio in Spagna, allo scoppio della guerra civile, De Rosa estremizza le proprie convinzioni libertarie, trovando la morte al fronte nel 1936 sulla Sierra Guadarrama nel tentativo di guidare un assalto dei suoi reparti.

L'ultimo capitolo del saggio getta infine lo sguardo sul destino postumo della salma, interrata a Madrid e scampata per un soffio alla sistematica damnatio memoriae imposta nei decenni successivi dal regime del generale Francisco Franco contro i combattenti della fazione repubblicana. Il rintraccio della sepoltura e la salvaguardia del ricordo si devono esclusivamente alla caparbietà e alle ricerche avviate da una congiunta.

Nel suo insieme, “Il capitano romantico” si presenta come uno studio avvincente e storicamente accurato, abile nel sviscerare le contraddizioni interne di un uomo sospeso tra utopia e azione sul palcoscenico dei totalitarismi europei.

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