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  • Roma - Domenica 11 Ottobre 2026

Televisione. “Arbitro. Dal fischietto al VAR”, il calcio visto dalla parte di chi deve decidere

Il documentario scritto e diretto da Maurizio Pizzuto, prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari, arriverà prossimamente in televisione. Un viaggio di 53 minuti tra memoria, tecnologia e storie umane, accompagnato dalla voce narrante di Vincenzo Bocciarelli.

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di Giovanna Guidi

Il pallone corre, lo stadio trattiene il respiro, una decisione deve arrivare. Per chi guarda dalla tribuna o davanti alla televisione, giudicare un episodio può diventare una discussione lunga giorni. Per l’arbitro, invece, il tempo si misura in istanti. È dentro questa distanza, tra la rapidità di una scelta e tutto ciò che occorre per compierla, che prende forma “Arbitro. Dal fischietto al VAR”, il documentario scritto e diretto da Maurizio Pizzuto, prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari e prossimamente in televisione.

Cinquantatré minuti per avvicinarsi a una figura che tutti riconoscono sul campo e della quale spesso conoscono soltanto il verdetto. La voce narrante di Vincenzo Bocciarelli accompagna un percorso che attraversa epoche e generazioni, intrecciando le immagini delle Teche Rai con testimonianze e luoghi del presente.

Il viaggio comincia da Concetto Lo Bello, dalla sua casacca nera, da un’autorevolezza che si esprimeva anche attraverso la postura, lo sguardo, il modo di stare tra i giocatori. Con Rosario Lo Bello, Paolo Casarin e Francesco “Ciccio” Cordova riemerge un calcio nel quale l’azione passava davanti agli occhi una volta sola. Bisognava esserci, leggere il movimento, scegliere. Il repertorio conduce poi verso Pierluigi Collina e l’evoluzione della preparazione arbitrale.

Ma la storia dell’arbitraggio si costruisce anche lontano dalle grandi platee. Sui campi delle prime partite, negli spogliatoi, nelle sezioni, durante gli allenamenti e lo studio delle regole. Il documentario porta lo spettatore in questo lavoro quotidiano: imparare a tenere il passo del gioco, comprendere una tensione prima che esploda, trovare il modo di comunicare una decisione.

«Il pubblico vede la decisione; raramente vede gli anni di formazione, la fatica e il dubbio», osserva Pizzuto nella nota d’autore. È lo sguardo che tiene insieme il racconto: cercare la persona dentro un ruolo continuamente esposto al giudizio degli altri.

Con l’ingresso nella sala VAR di Lissone, cambiano gli strumenti e cambia la prospettiva. Le immagini possono essere fermate, riviste, osservate da angolazioni diverse. Il lavoro coinvolge arbitri, assistenti e video match official, in un confronto tra ciò che accade sul terreno di gioco e ciò che restituiscono i monitor. Anche davanti allo schermo resta una responsabilità da assumere: interpretare quello che si vede e arrivare a una scelta.

Il film guarda inoltre alle donne che hanno aperto e stanno percorrendo nuove strade nell’arbitraggio, dal cammino di Luana Ercolessi alla storia di Maria Sole Ferrieri Caputi, fino alla voce di Giulia Tempestilli. Esperienze che raccontano come stia cambiando il volto di questo mondo e quali possibilità si aprano per chi desidera farne parte.

Nel finale, la storia di Michele, che entra in campo in carrozzina per arbitrare, dà al viaggio una dimensione particolarmente umana. Il suo fischio porta con sé il significato concreto della partecipazione: essere sul terreno di gioco, avere un compito, esercitare la propria passione.

Le musiche originali di Angelo De Luca e Bernardo La Fonte accompagnano il racconto, mentre il brano “Arbitro” di Ugo Mazzei richiama la memoria di Lo Bello. La produzione esecutiva è affidata a Domenico Carillo; fotografia, montaggio e color correction sono curati da Fabrizio Barraco.

Dalla casacca nera agli auricolari, dai campi di periferia ai monitor del VAR, “Arbitro. Dal fischietto al VAR” invita a osservare il calcio da una posizione diversa. Quella di chi corre accanto ai protagonisti, ascolta il rumore dello stadio e, quando arriva il momento, deve decidere.

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