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- Roma - Lunedì 8 Giugno 2026
Tennis, Roland Garros, il messaggio di Guglielmo Cobolli a suo fratello Flavio: "Hai perso e fa male, ma io ti ho visto e non è una sconfitta"
Flavio Cobolli, dopo una storica finale al Roland Garros, riceve il commovente omaggio del fratello Guglielmo, che celebra il suo coraggio e il legame fraterno.
La straordinaria e storica cavalcata parigina di Flavio Cobolli si è interrotta a un passo dal trofeo più ambito, ma il valore dell'impresa compiuta sul palcoscenico del Roland Garros va ben oltre il verdetto numerico del campo.
Dopo aver ceduto soltanto al quinto set al termine di una battaglia epica contro il tedesco Alexander Zverev, il tennista romano ha ricevuto l'omaggio più significativo e profondo, quello di suo fratello Guglielmo.
In un lungo testo condiviso sulle piattaforme digitali, Guglielmo ha voluto esprimere tutto il dolore e, allo stesso tempo, l'infinita stima per il cammino del giovane atleta, capace di raggiungere la sua prima finale in un torneo del Grande Slam: "Hai perso e fa un male che non si descrive, un male sordo, pesante che non passa subito. Ma io ti ho visto e non è una sconfitta".
Il messaggio si trasforma in una narrazione intima ed emozionante che scava nelle radici della loro infanzia e nei lunghi anni trascorsi a inseguire un sogno comune, evidenziando il retroscena di una carriera fatta di rinunce che spesso sfuggono agli occhi del grande pubblico.
Guglielmo ha descritto con precisione millimetrica l'istante in cui Flavio ha fatto il suo ingresso sul campo centrale: "Quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro. Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato. A tutte le volte che hai perso e non hai detto niente, hai solo abbassato la testa e sei ripartito. A papà accanto a te, sempre, in ogni angolo del mondo. A quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse davvero il prezzo. Io lo capivo. Perché ero lì. Perché sono tuo fratello".
Il resoconto delle sensazioni provate davanti alla televisione o sugli spalti si discosta dai tradizionali cliché sportivi della vigilia, abbandonando i concetti di tensione agonistica o di semplice ansia da prestazione per abbracciare una dimensione puramente emotiva.
Guglielmo ha confessato di non aver avvertito "eccitazione. Non ansia. Qualcosa di più grande, che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto lì in mezzo a quel campo. Era amore, era orgoglio, era il peso di tutto quello che so che non vede nessun altro".
Una riflessione che accetta il verdetto avverso del tabellone, ma ne ribalta il significato profondo, offrendo al tennista azzurro una certezza granitica su cui poggiare il proprio futuro professionale e umano: "Hai perso. E fa un male che non si descrive. Ma quel dolore è la misura esatta di quanto hai amato questo momento. E tu lo hai amato con tutto quello che avevi.
Non ti dico che andrà meglio. Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino l'ultimo respiro. Ho visto l'uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto. Ho visto qualcosa che porterò dentro per tutta la vita. Nessun punteggio esiste che possa toccare quello. Sei mio fratello. Se il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco. E ti voglio bene, Flavio. In un modo che non finisce. Grazie".
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