
- Prima Notizia 24
- Torino - Mercoledì 5 Agosto 2026
Torino: femminicidio di Daniela Florea, in manette l'ex compagno
La Squadra Mobile esegue il fermo: contestati anche l'occultamento di cadavere e i maltrattamenti in famiglia.
C'è una svolta decisiva nelle indagini sull'uccisione di Daniela Florea, la trentaseienne rinvenuta priva di vita il 20 luglio scorso all'interno della propria abitazione in via Paisiello, nel quartiere Barriera di Milano a Torino.
Gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito il fermo dell'ex compagno della donna, un uomo di 45 anni, individuato quale presunto responsabile del femminicidio. Nei suoi confronti la Procura muove contestazioni gravissime, ipotizzando anche i reati di occultamento di cadavere e maltrattamenti in famiglia aggravati.
Stando alle ricostruzioni investigative coordinati dal pubblico ministero Delia Boschetto, il delitto risalirebbe alla notte tra il 9 e il 10 luglio, all'interno dell'alloggio in cui la vittima si era stabilita assieme al figlio minorenne a seguito dell'interruzione del rapporto affettivo.
Il corpo della trentaseienne è rimasto nascosto per una decina di giorni prima della drammatica scoperta, avvenuta la sera del 20 luglio: a dare l'allarme è stato un amico che, insospettito dal silenzio prolungato della donna, si è fatto consegnare le chiavi dal proprietario dell'immobile.
All'apertura della porta, l'odore acre avvertito dal conoscente ha spinto l'uomo a richiedere l'intervento immediato delle forze dell'ordine, le quali hanno rinvenuto il cadavere avvolto in un telo e celato all'interno del vano contenitore del letto matrimoniale.
Gli esiti dell'esame autoptico hanno successivamente confermato come il decesso sia sopraggiunto a causa di un profondo politrauma cranico unito alla violenta ostruzione delle vie aeree superiori mediante compressione di bocca e collo, quadro compatibile con un'asfissia meccanica collocabile temporalmente proprio circa dieci giorni prima del ritrovamento.
Fin dalle prime battute dell'attività inquirente, il quarantacinquenne era finito sotto la lente degli investigatori, che lo avevano rintracciato nella sua dimora — poco distante dalla scena del crimine — insieme al figlio piccolo. Nonostante l'uomo avesse negato ogni addebito, le palesi incongruenze emerse durante la ricostruzione dei suoi ultimi spostamenti avevano spinto la Procura all'iscrizione nel registro degli indagati.
La svolta che ha condotto al provvedimento restrittivo è giunta al termine di un minuzioso lavoro di analisi: gli agenti della Mobile hanno incrociato le testimonianze di numerosi conoscenti, analizzato i tabulati telefonici di diverse schede ed passato al vaglio i filmati delle telecamere di videosorveglianza nell'area.
Dall'ascolto dei testimoni è emerso un quadro di forte gelosia e controllo persistente da parte del 45enne, incapace di rassegnarsi alla conclusione della storia d'amore decisa dalla vittima diversi mesi prima.
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