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- Roma - Giovedì 6 Agosto 2026
Tragedia di Crans-Montana, la Procura di Sion frena Roma: "L'Italia non può essere parte civile". Fonti Farnesina: "Presentato ricorso"
Per la Procura elvetica le spese di soccorso e la tutela dei cittadini non bastano, la Farnesina replica: "Tesi superate".
Nuova tensione giudiziaria sull'inchiesta legata al rogo di Crans-Montana, costato la vita a quaranta persone tra cui sei giovani italiani. La Procura di Sion ha bocciato l'istanza presentata dalla Repubblica Italiana per costituirsi parte civile all'interno del procedimento penalistico a carico dei responsabili dell'incendio.
Secondo la linea interpretativa adottata dalle procuratrici del Cantone del Vallese, "né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini vittime dei fatti perseguiti sono idonei a conferire la qualità di parte lesa".
La magistratura svizzera evidenzia come lo Stato non possa rivendicare una lesione diretta ai propri diritti individuali, precisando che "quando l'organo statale agisce come titolare della pubblica potestà, difende interessi pubblici e non può contemporaneamente essere colpito direttamente in interessi individuali propri; in tal caso, la tutela degli interessi pubblici, di cui è garante, spetta al Ministero Pubblico".
Nel provvedimento si richiama come i reati contestati — incendio, omicidio e lesioni colpose — vadano a tutelare beni giuridici dei singoli privati: "Rivestono in particolare la qualità di danneggiati i clienti dell'edificio i cui beni giuridici personali sopra citati sono stati direttamente colpiti o messi in pericolo dall'incendio, e non lo Stato di cui possiedono la cittadinanza".
Immediata la contromossa diplomatica e legale da parte di Roma. Fonti del Ministero degli Affari Esteri hanno confermato l'impugnazione della decisione, definendo le tesi elvetiche "non condivisibili e superate". In una nota diffusa dal ministero si specifica che "tramite l'avvocato svizzero che tutela gli interessi italiani è stato presentato un ricorso dettagliato e articolato, che confuta tutte le prospettazioni del giudice che non sono condivise e che sono superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo. Pertanto si insiste perché sia ammessa la costituzione di parte civile".
L'azione legale condotta dall'avvocato Romain Jordan mira a vedersi riconosciuto il danno patrimoniale diretto causato dai massicci interventi d'emergenza, tra cui il rimpatrio delle salme, le cure sanitarie e i trasferimenti logistici coordinati dalla Protezione Civile e dalle amministrazioni regionali, per una cifra stimata iniziale superiore ai 300mila euro. Spetterà ora alla Camera penale del Tribunale cantonale del Vallese pronunciarsi sull'ammissibilità del ricorso presentato dall'Italia.
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