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  • Roma - Lunedì 6 Luglio 2026

Usa: immigrazione, la stretta di Trump sugli studenti stranieri è un boomerang per i campus

Allarme Moody's sulle finanze degli atenei, crolla il soft power globale di Washington.

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Le severe restrizioni sui flussi migratori imposte dall'amministrazione di Donald Trump rischiano di scardinare uno dei pilastri storici del primato globale americano: il sistema universitario. Tra revoche, visti negati ed espulsioni, la linea dura della Casa Bianca sugli studenti internazionali sta generando una crisi inattesa nei college d'oltreoceano.

Per decenni i campus statunitensi sono stati il punto d'incontro e di formazione dei migliori talenti mondiali, ma oggi quella porta d'accesso si sta progressivamente sbarrando, privando gli atenei di dinamismo e risorse.

L'impatto economico e strutturale comincia a farsi pesante. Come riportato dal Washington Post, una quota crescente di università ha già annunciato tagli ai bilanci, licenziamenti di personale, chiusure di interi dipartimenti e cancellazioni di programmi accademici. Una tendenza certificata anche dall'agenzia di rating Moody's, secondo cui la flessione degli iscritti dall'estero sta causando "significative difficoltà finanziarie" a un settore che per anni aveva utilizzato le rette piene degli stranieri per compensare il calo delle immatricolazioni dei residenti americani.

I dati federali consolidano questo trend negativo: se a marzo gli arrivi di studenti internazionali erano diminuiti del 5% su base annua, ad aprile la contrazione è salita all'8%, dopo il crollo del 22% registrato la scorsa estate. Benché gli studenti stranieri rappresentino appena il 6% della popolazione studentesca totale negli Stati Uniti, la loro assenza mina profondamente la fisionomia di una società aperta e l'innovazione scientifica, tecnologica e culturale generata dal confronto tra culture e competenze diverse.

Le conseguenze più profonde potrebbero tuttavia riflettersi nel lungo periodo sull'erosione del soft power statunitense. Per oltre mezzo secolo i college americani hanno formato classi dirigenti, scienziati e intellettuali globali, cementando l'influenza di Washington nel mondo.

Davanti a un'America percepita come sempre più diffidente e meno accogliente, i flussi di talenti e ricercatori stanno già cambiando rotta, indirizzandosi verso mete alternative e ritenute più accessibili come il Canada, il Regno Unito o i principali poli accademici europei e asiatici. Una fuga di cervelli e capitali che l'ecosistema statunitense difficilmente riuscirà a recuperare nel breve termine.

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