- Prima Notizia 24
- Xi’an (Cina) - Giovedì 10 Settembre 2026
Xi’an, il futuro salva i colori dei Guerrieri di Terracotta: il restauro diventa visibile
Specialisti conservano i Guerrieri di Terracotta di Xi’an, unendo tecniche tradizionali e tecnologia avanzata per preservare il patrimonio storico.
di Redazione
Duemila anni di storia possono sopravvivere in pochi millimetri di colore. È su questa fragile frontiera tra passato e futuro che lavorano oggi gli specialisti impegnati nella conservazione dei celebri Guerrieri di Terracotta di Xi’an, uno dei più straordinari patrimoni archeologici della Cina e del mondo.
Nel Museo del sito del Mausoleo dell’imperatore Qinshihuang il restauro non è più soltanto un'attività nascosta agli occhi dei visitatori. Nella Fossa n.1, infatti, il pubblico può osservare direttamente gli esperti mentre intervengono sui reperti, ricompongono frammenti, analizzano le superfici e tentano di salvare le ultime tracce delle antiche decorazioni pittoriche.
È quasi un secondo scavo: dopo avere restituito i guerrieri alla luce, bisogna impedire che proprio il contatto con il nuovo ambiente cancelli ciò che la terra ha custodito per secoli.
Il laboratorio di conservazione della Fossa n.1, inaugurato ufficialmente nel 2024 in occasione del cinquantesimo anniversario della scoperta e dell'avvio degli scavi dei Guerrieri di Terracotta, permette agli specialisti di lavorare praticamente a ridosso dell'area archeologica.
A questo si aggiunge la struttura professionale realizzata nella Fossa n.2. Insieme costituiscono un sistema integrato che accompagna i reperti nelle diverse fasi: dallo scavo al trasferimento, dal restauro alla conservazione.
La battaglia contro il tempo
L'immagine dei Guerrieri di Terracotta che conosciamo oggi, dominata dalle tonalità della terra, racconta soltanto una parte della loro storia. In origine molte statue erano infatti riccamente colorate.
Il tempo, tuttavia, è stato implacabile. Sepolti per oltre due millenni, i reperti hanno subito gli effetti di incendi, cedimenti del terreno e modificazioni delle acque sotterranee. Gran parte delle colorazioni è andata perduta.
Il momento più delicato può arrivare proprio quando un reperto torna alla luce. Il brusco cambiamento delle condizioni ambientali rischia infatti di compromettere ulteriormente i residui dello strato pittorico, provocandone l'arricciamento, il distacco o la frammentazione.
Per questo i reperti dipinti appena rinvenuti possono essere trasferiti rapidamente nei laboratori presenti sul sito, riducendo tempi e rischi.
Ultrasuoni e scansioni 3D al servizio dell'archeologia
Accanto alla manualità e all'esperienza dei restauratori è entrata in campo la tecnologia.
Il controllo dell'umidità consente di creare condizioni più favorevoli alla stabilità dei reperti. Le ispezioni a ultrasuoni permettono di studiare caratteristiche non immediatamente visibili, mentre le scansioni tridimensionali acquisiscono informazioni estremamente precise sui frammenti e sulle statue.
A queste tecniche si affiancano la pulizia specialistica e gli interventi di consolidamento delle superfici.
L'obiettivo non è restituire artificialmente ai guerrieri ciò che il tempo ha cancellato, ma conservare quanto è realmente sopravvissuto.
È questa forse la parte più affascinante del nuovo approccio: tecnologia e restauro non cercano di reinventare il passato, ma di impedirne un'ulteriore perdita.
Un gigantesco puzzle di duemila anni
Nel laboratorio gli specialisti affrontano anche un'altra operazione spettacolare nella sua pazienza: il riassemblaggio manuale dei frammenti di terracotta.
Partendo da parti spesso separate e danneggiate, gli esperti ricostruiscono progressivamente figure umane a grandezza naturale. Ogni frammento deve trovare la propria posizione, ogni superficie deve essere analizzata e ogni intervento valutato in funzione della conservazione futura.
Per il visitatore significa poter assistere non soltanto al risultato finale dell'archeologia, ma al suo lavoro quotidiano.
I Guerrieri di Terracotta smettono così, almeno per qualche istante, di essere semplicemente un esercito immobile schierato davanti agli occhi di milioni di persone. Diventano reperti ancora "vivi", oggetto di studio, ricerca e continua tutela.
Ed è proprio nel contrasto tra una civiltà antichissima e gli strumenti più avanzati della ricerca contemporanea che Xi’an mostra oggi uno dei volti più suggestivi dell'archeologia moderna.
Un frammento viene acquisito digitalmente in 3D, una superficie viene esaminata, una minuscola traccia di pigmento viene consolidata. Gesti apparentemente piccoli, dietro i quali si nasconde una sfida enorme: consegnare al futuro ciò che è riuscito ad attraversare oltre duemila anni di storia.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24












