Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Torna di grande attualità la sua vita personale e la sua storia “fantastica” che lo scrittore sardo Gianni Garrucciu ha ricostruito in un saggio per RAI ERI.
Torna di grande attualità la sua vita personale e la sua storia “fantastica” che lo scrittore sardo Gianni Garrucciu ha ricostruito in un saggio per RAI ERI.
Chi è Renzo Arbore. Un intellettuale o un anti-intellettuale? Si è scritto tanto e si è discusso tanto su di lui. Il libro di Gianni Garrucciu, immagine storica della RAI in Sardegna, giornalista e scrittore amatissimo dal suo pubblico, ci ripropone oggi una rilettura critica dell'uomo e dell'artista, all’indomani del riconoscimento di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana che il Capo dello Stato gli ha voluto consegnare personalmente prima di lasciare per sempre il Quirinale.
Ma cosa ha rappresentato e che ruolo ha avuto Arbore nel cambiamento della società italiana dal 1970 a oggi? Se è vero che Arbore ci ha avvicinati a diverse culture, a un mondo globalizzato, è anche vero che è rimasto molto legato alle proprie radici di uomo del Sud, di provinciale (come ama definirsi lui): insomma una sorta di Renzo Arbore glocal. "Renzo Arbore, vita, opere e (soprattutto) miracoli" ricostruisce le varie figure dell'artista e si arricchisce di vivaci interventi di personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dell'arte, che danno una lettura critica del personaggio. Così, dopo una prima parte dedicata a una singolare biografia dell'artista pugliese, ricca di aneddoti e racconti, la maggior parte dei quali inediti, si arriva al nutrito parterre di personaggi. Sino al racconto finale: un Renzo Arbore senza veli che chiude il libro raccontandosi e analizzando il perché del suo successo attraverso le varie generazioni: "Come faccio a unire tante generazioni e tanti stili? Forse perché i giovani sanno che io non mi svendo. Non mi do per soldi, faccio quello che mi piace e che so che piace. Molto lo devo anche ai genitori di questi ragazzi, che a tavola parlano della televisione di Arbore e la rimpiangono...".
-Gianni Garrucciu, un giorno Walter Veltroni l’ha presentata in pubblico come il “Vasari di Arbore”. Come si è sentito.
In imbarazzo, ma mi aveva fatto piacere. Walter Veltroni è un grande amico di Arbore e aveva trovato il libro edito da Rai ERI nel 2013 “Renzo Arbore, vita, opere e (soprattutto) miracoli”, molto stuzzicante: certamente in linea con il carattere e con il percorso culturale e rivoluzionario interpretato da Renzo. Ma il Vasari era ben altro: l’aretino Giorgio Vasari è stato un pittore, architetto, storico dell'arte e infine eccelso storiografo. Il suo nome è infatti, è legato in modo indissolubile a Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, una serie di biografie nelle quali Vasari copre l'intero canone artistico teso fra Trecento e Cinquecento. Io sì è vero, mi ero cimentato a scrivere sempre con Rai Eri la storia della Radio, la vita di Giovanni Paolo II, ma avevo apprezzato la simpatica ironia di Walter Veltroni.
E Arbore invece, che disse del libro?
All’inizio, quando gli proposi l’idea, rimase un po’ titubante. Io non mi presentavo con le credenziali dello studioso della musica o delle mutazioni genetiche della vita artistica del Paese. Ma credo che fece colpo in lui qualcos’altro. Eravamo a casa sua e a un certo punto mi chiese: “Ma come mai uno scrittore approfondisce la figura di un Pontefice e poi si rivolge alla figura di un artista musicale come me?”
-E lei cosa rispose?
Ma perché a me piace approfondire le storie di quelle persone speciali che cambiano la vita del mondo! Giocavo sul titolo del libro su Wojtyla: “Giovanni Paolo II, l’Uomo che ha cambiato gli uomini.” Arbore ha cambiato il modo di fare radio, televisione, spettacolo: insomma ha cambiato la stessa essenza di concepire e fare Arte. Ricordo che fece un sorriso alla… Arbore. Ci mettemmo a scrivere quella che lui definisce “La ragione sociale”. Ricorda”, mi disse, “ogni volta che io ho fatto un programma radio o tv, oppure ho messo in scena uno spettacolo con le orchestre, mi sono sempre chiesto prima cosa volessi fare, che pubblico volessi raggiungere, che sentimenti volessi toccare. Insomma “la Ragione Sociale!”
-E come procedeste?
Ci mettemmo a scrivere una sorta di sceneggiatura: le persone da coinvolgere, gli argomenti cui affidare loro. Nacque così un cast, un parterre di persone le più variegate che avevano lavorato con lui e che – quasi tutte – erano state inventate da lui, e con lui erano state innovative nel campo dell’arte.
E fra questi?
Be’, furono incontri indimenticabili. Mariangela Melato mi commesse all’infinito; Gigi Proietti era lui stesso uno spettacolo nello spettacolo; Benigni addirittura disse che non avrebbe partecipato a un ricordo, ma avrebbe dedicato una poesia a Renzo: un regalo speciale per chi lo aveva “inventato.” Ma su tutti, la signorilità e la gentilezza di Sergio Zavoli. Zavoli è sempre stato un grande estimatore e amico di Arbore, e ai tempi della sua presidenza della Rai aveva difeso Arbore e Boncompagni dagli attacchi dei politici e dalle censure che piovevano su “Alto Gradimento.” In questo fu determinante anche Biagio Agnes, l’allora direttore generale dell’Azienda. Biagi li chiamava “I guagliuni.” Bene, noi non avevamo ancora inserito Zavoli tra i testimoni del libro. Lui era allora il presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza della Rai e discutevamo se fosse opportuno o meno scomodare un Monumento come Zavoli. Una mattina squilla il mio telefono. Era la segretaria del Presidente. Mi disse: “Buongiorno Garrucciu, il presidente Zavoli le vuole parlare.” Dopo qualche secondo, arrivò la sua inconfondibile preziosa voce: “Gianni, so che stati scrivendo un libro su Renzo…” Io ero fortemente imbarazzato, non sapevo cosa dire. Capivo che quella telefonata era una forte tirata d’orecchie. “Sarà offeso perché ancora non lo abbiamo chiamato”, pensai. Zavoli capì il mio imbarazzo e proseguì: “Senti, ti tolgo dall’impaccio. Non ti faccio una testimonianza, ti faccio la prefazione.” La scrisse con un amore e una profondità tali da commuovere Arbore che rimase senza parole. Ma la signorilità di Zavoli non si fermò qui, perché al termine della prefazione volle apporre la firma di suo pugno, in corsivo con la stilografica”.
-Quale fu la reazione di Renzo Arbore?
Renzo, al quale naturalmente facevo leggere tutti gli incontri che nel frattempo andavo scrivendo con le altre figure coinvolte, so che si commosse tantissimo alla testimonianza della Melato, alla poesia di Benigni. Poi, in occasione della prima presentazione del libro al Parco della Musica, assistetti a una telefonata tra lui e Proietti per mettersi d’accordo sugli interventi: era come stare sul palco di un teatro. Lo commosse anche il giudizio di Ugo Porcelli, suo inseparabile suggeritore e co-autore, che alla presentazione nella sala degli Arazzi in viale Mazzini disse: Questo è il più bel libro scritto su di te!”
-Come giudica l’onorificenza che il Presidente Mattarella ha assegnato ieri l’altro a Renzo Arbore?
Meritatissima. Dai tempi di Ciampi – che aveva rivisto l’ordinamento e l’attribuzione delle onorificenze al merito della Repubblica ̶ e soprattutto con Napolitano, questi riconoscimenti hanno subito una rigorosa selezione. C’è una maggiore severità nell’individuazione delle figure meritevoli. Del resto, con questo gesto la più alta carica dello Stato intende riconoscere e indicare ai cittadini le qualità morali, professionali e artistiche di una persona speciale. E quella del Cavaliere di Gran Croce è la più alta onorificenza (detta di Prima Classe) che il Presidente della Repubblica assegna a un privato cittadino.
-Me lo dica in una battura per favore: chi è realmente Renzo Arbore?
È un profondo intellettuale che ha inciso profondamente nella nostra vita e nella vita del nostro Paese. Per dirla con Sergio Zavoli, “…un interprete esemplare di una diversità che sta in cima a ogni progetto creativo. Una persona speciale votata all’invenzione con l’istinto di chi tiene insieme le contaminazioni più ardite e i più teneri abbandoni, con la maestria di un regista surreale e grottesco, invogliante e pungente.” E personalmente ̶ per me ̶ è un amico che mi ha regalato il suo affetto in un modo così semplice e avvolgente che ogni volta che ci sentiamo è come se tornassi a vivere.
APPUNTAMENTI IN AGENDA