Giallo del trapianto al Monaldi: i macchinari hi-tech per salvare il cuore di Domenico c’erano, ma nessuno li ha usati

Mentre l'inchiesta si allarga a casi passati, la madre del piccolo non si arrende: “Voglio una fondazione per i bambini vittime di malasanità, credo ancora nella sanità italiana”.

(Prima Notizia 24)
Venerdì 27 Febbraio 2026
Napoli - 27 feb 2026 (Prima Notizia 24)

Mentre l'inchiesta si allarga a casi passati, la madre del piccolo non si arrende: “Voglio una fondazione per i bambini vittime di malasanità, credo ancora nella sanità italiana”.

Un errore di comunicazione fatale emerge dalla relazione di 295 pagine che la Regione Campania ha consegnato al Ministero della Salute sul caso di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto al Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito.

All’interno dell’ospedale napoletano erano presenti tre box "Paragonix" di ultima generazione, dispositivi progettati per mantenere gli organi in condizioni ottimali durante il trasporto, ma l'equipe che ha prelevato il cuore a Bolzano non ne è stata informata.

Il risultato è stato il trasporto dell’organo con metodi tradizionali che lo avrebbero irrimediabilmente compromesso prima dell'arrivo a Napoli il 23 dicembre.

Con sette medici già iscritti nel registro degli indagati, la Procura ha ora deciso di estendere le verifiche ad altri due trapianti eseguiti negli scorsi anni, sospettando che dietro la tragedia di Domenico si nasconda una falla strutturale consolidata nella gestione delle emergenze trapiantistiche.

In un clima di crescente tensione investigativa, la madre di Domenico, Patrizia Mercolino, ha scelto la via del dialogo e della costruzione, intervenendo all'iniziativa "Sicura" per annunciare la nascita di un ente che porti il nome del figlio. “Io ci credo ancora, e credo anche nella sanità italiana”, ha dichiarato la donna con estrema fermezza, aggiungendo: “Conoscete tutti la storia di Domenico. Vorrei fare in modo che non ci si dimenticasse della sua storia e che non ricapiti più a nessun bambino quello che è capitato a lui, e che nessun'altra famiglia soffra come la mia.

La mia intenzione è aprire una fondazione per aiutare tutti i bambini vittime di malasanità e soprattutto quei bambini che hanno bisogno di un trapianto, perché mio figlio aveva bisogno di un trapianto al cuore. Io ci credo ancora, e credo anche nella sanità italiana”.

Il percorso per onorare la memoria del piccolo è già iniziato con una raccolta fondi mirata a garantire una tutela legale e medica alle famiglie in difficoltà. “Ho aperto un comitato di raccolta fondi per arrivare alla cifra di 30mila euro per poter aprire la fondazione - ha spiegato la madre - spero che mi aiuterete e che non dimenticherete Domenico”.

Mentre la magistratura cerca di fare luce sul perché macchinari salva-vita da migliaia di euro siano rimasti inutilizzati in un magazzino proprio mentre un bambino lottava per la vita, la famiglia Caliendo punta a trasformare il dolore in una battaglia di civiltà per la sicurezza dei piccoli pazienti in tutta Italia.


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