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  • Torino - Giovedì 21 Maggio 2026

Ascom Torino: settore terziario resiste alla crisi internazionale, bene turismo e occupazione ma è allarme sul dumping contrattuale

L'indagine congiunturale Format Research fotografa un sistema di 109 mila imprese che resiste alle tensioni internazionali. Aumenta la fiducia per il prossimo semestre trainata da turismo e ristorazione, mentre sei aziende su dieci chiedono misure urgenti contro i contratti pirata.

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Il comparto dei servizi e del commercio nel Torinese affronta i mesi centrali dell'anno mostrando resilienza e stabilità finanziaria, pur dovendo fare i conti con un quadro geopolitico instabile e con distorsioni interne al mercato del lavoro. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Congiunturale Ascom e Confcommercio Torino e provincia, realizzato con Format Research e sostenuto dalla Camera di commercio di Torino su un campione di 800 imprese del commercio, turismo e servizi. Una realtà che muove numeri determinanti per l'economia piemontese: il tessuto conta infatti 109.000 imprese attive, pari al 75,3 per cento delle extra-agricole, e dà lavoro a 395 mila addetti, coprendo il 58 per cento dell’occupazione locale.

I dati macroeconomici indicano che l'indice di fiducia generale si attesta a quota 29 nel marzo 2026, restando in linea con i rilievi passati e proiettando una crescita a 31 per il prossimo mese di settembre. La stabilità trova riscontro anche nell'andamento interno delle singole ditte: a marzo 2026 il 65 per cento delle imprese intervistate giudica l'andamento della propria attività “uguale” o “migliore” rispetto al semestre precedente, e le previsioni per settembre indicano un indice a 42, in crescita rispetto al 39 di marzo.

A fare da traino sono soprattutto la ricettività turistica, la ristorazione e le consulenze aziendali. A commentare il quadro è la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa, che ha elogiato la reazione del tessuto produttivo locale: “Guerre, instabilità geopolitica, mercati in fibrillazione: il contesto internazionale non potrebbe essere più difficile. Eppure, i dati ci dicono che le imprese torinesi non si sono fatte intimorire. La fiducia è stabile, le prospettive migliorano, seppur lievemente. Questo è il segno di un sistema imprenditoriale forte e coraggioso, che si concentra sulla realtà del proprio lavoro quotidiano. Una resilienza che merita rispetto e politiche commerciali all’altezza”.

Anche gli altri indicatori confermano un quadro di solidità. Sul fronte dell'occupazione, l'82% delle aziende stima un mantenimento o un incremento dei propri organici. Migliorano le performance legate alla cassa: la quota di imprese soddisfatta della propria liquidità è salita al 15% a marzo rispetto all'11% dello scorso settembre, posizionando l'indice torinese (43) al di sopra della media nazionale (40).

Sul versante bancario, il 60% di chi ha inoltrato domanda di finanziamento l'ha vista accettare pienamente, con il 30% dei prestiti finalizzato a investimenti strutturali e il restante 58% destinato a esigenze di cassa. A preoccupare la maggior parte degli associati è invece la diffusione dei contratti di lavoro svantaggiosi, che alterano la libera concorrenza. Sebbene il 40% degli intervistati dichiari di non conoscere il fenomeno, il restante 60% ritiene che il tema vada affrontato con urgenza: il 51,2 per cento ha percepito la presenza di irregolarità contrattuali sul mercato.

Il direttore di Ascom Confcommercio Torino, Carlo Alberto Carpignano, ha analizzato le ripercussioni di questo fenomeno: “Il dumping contrattuale impatta sia sulle imprese sia sulle lavoratori, che hanno trattamenti economici molto differenti. Le aziende sentono come un problema molto forte la concorrenza sleale dei contratti pirati. Dall’indagine emerge chiaramente come i contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative come Confcommercio, regolino non solo la retribuzione, ma anche un pacchetto di welfare contrattuale, come sanità integrativa e previdenza complementare, bonus e formazione gratuita, che soprattutto i giovani oggi chiedono nei loro colloqui di lavoro”.

Le irregolarità colpiscono principalmente i livelli salariali (50%), il conteggio degli straordinari (37,3%) e gli inquadramenti di livello (33,4%). Il danno economico è avvertito soprattutto nel turismo (52,5%). Per contrastare tali pratiche, il 56,9% delle imprese chiede incentivi fiscali per chi applica i contratti leader, mentre le sanzioni e i controlli ispettivi raccolgono il 25,5% delle preferenze ciascuno. Infine, il dibattito si sposta sulla nuova legislazione: il Decreto sul "Salario giusto" è noto al 70,3% dei titolari, ma solo il 14,9% ne conosce a fondo i meccanismi, e il 38,3% non si attende variazioni sostanziali nel breve periodo.

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