Calcio: Azzurri senza vertici, dopo Gravina lascia anche Buffon

L'ex portiere della Nazionale: "Atto di responsabilità". Abodi a Palazzo Chigi mentre si apre lo scontro politico sul commissariamento e la regola degli "italiani in campo".

(Prima Notizia 24)
Giovedì 02 Aprile 2026
Roma - 02 apr 2026 (Prima Notizia 24)

L'ex portiere della Nazionale: "Atto di responsabilità". Abodi a Palazzo Chigi mentre si apre lo scontro politico sul commissariamento e la regola degli "italiani in campo".

Il terremoto in casa FIGC non si ferma. A poche ore dalle dimissioni del presidente Gabriele Gravina, anche Gianluigi Buffon annuncia il suo addio al ruolo di capodelegazione della Nazionale.

Una decisione, quella dell'ex capitano azzurro, maturata dopo la disfatta di Zenica contro la Bosnia che è costata all'Italia la qualificazione ai Mondiali 2026. 

“Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti”, ha dichiarato Buffon affidando il messaggio ai propri canali social.

L'ex portiere ha spiegato di voler lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura migliore per ricoprire l'incarico, sottolineando come rappresentare l'Italia sia stata una "passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino".

Buffon ha poi rivendicato il lavoro svolto per strutturare un progetto che partisse dai giovanissimi fino all'Under 21: “Ho chiesto e ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine. Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte”.

L'addio di Buffon segue quello di Gabriele Gravina, che ha ufficializzato il suo passo indietro durante l'incontro con le componenti federali a Roma, fissando le elezioni per la successione al prossimo 22 giugno.

Gravina ha cercato di spegnere le polemiche nate dopo alcune sue dichiarazioni sugli altri sport, dicendosi rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che “non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne ed esterne”.

Il clima politico resta però tesissimo: il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, è arrivato a Palazzo Chigi poco dopo l'annuncio delle dimissioni, avendo già auspicato una fase di commissariamento che definisce un'opportunità poiché “con questa sconfitta, ritengo abbia chiuso un ciclo”. Abodi ha inoltre aperto alla proposta di Ignazio La Russa di inserire almeno quattro italiani in campo: “Penso che sia una questione che possa essere discussa anche con l’Unione Europea: non ci possono essere vincoli, ma se la poniamo sul piano delle opportunità da offrire ai calciatori italiani, soprattutto ai più giovani, magari anche con qualche incentivo economico, credo se ne possa parlare e codificare rapidamente”.

Mentre la politica preme per un rinnovamento totale — con Andrea Crippa della Lega che definisce le dimissioni di Gravina “gravemente e ampiamente in ritardo” e il presidente del Senato La Russa che parla di una situazione “incredibile” che impone di “ripartire quasi da zero” — dal fronte internazionale arriva la difesa di Aleksander Ceferin. Il presidente UEFA ha dichiarato che “non è assolutamente responsabilità di Gabriele” la mancata qualificazione, aggiungendo che “forse sono i politici italiani che dovrebbero chiedersi perché l’Italia ha una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa”.

Più cauto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, il quale ha ricordato che il commissariamento può avvenire solo per gravi mancanze amministrative e che “spetterebbe a Gravina il potere di portare alla nuova assemblea l’elezione del consiglio federale e del nuovo presidente”.

Nel frattempo, il coro delle critiche si allarga: +Europa invoca una visione riformatrice ispirata a Roberto Baggio, sottolineando che “la responsabilità è dell’intero Consiglio federale”.


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