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Londra guida il fronte diplomatico per sbloccare il transito marittimo dopo il conflitto tra Usa-Israele e Iran. Tajani apre a iniziative multilaterali sotto egida ONU. Meloni e Starmer chiedono la de-escalation.
Londra guida il fronte diplomatico per sbloccare il transito marittimo dopo il conflitto tra Usa-Israele e Iran. Tajani apre a iniziative multilaterali sotto egida ONU. Meloni e Starmer chiedono la de-escalation.
La riapertura immediata dello Stretto di Hormuz è diventata la priorità assoluta dell'agenda internazionale.
Oltre 40 Paesi si sono riuniti oggi in un vertice d'urgenza organizzato dal Regno Unito per affrontare il blocco della via d'acqua, scaturito dal conflitto regionale seguito all'attacco di Usa e Israele contro l'Iran.
La chiusura dello snodo marittimo sta provocando onde d'urto pesantissime sull'economia mondiale, rendendo il ripristino della navigazione una necessità definita "urgente" dal governo britannico.
“I Paesi di tutto il mondo ne stanno subendo le conseguenze ed è per questo che siamo determinati a mettere in atto ogni possibile misura diplomatica, economica e coordinata per ottenere la riapertura dello Stretto”, ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper.
All'incontro ha preso parte in collegamento anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha espresso la disponibilità dell'Italia a valutare l'adesione a iniziative multilaterali per la sicurezza dei transiti, ponendo tuttavia una condizione precisa: la necessità di un chiaro mandato delle Nazioni Unite come elemento essenziale per ogni intervento.
Il tema della crisi in Medio Oriente è stato al centro anche di un colloquio telefonico odierno tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier britannico Keir Starmer. I due leader hanno concordato sulla gravità della situazione e sull'urgenza di una de-escalation che possa stabilizzare l'area e scongiurare ulteriori contraccolpi globali.
La pressione diplomatica si fa dunque serrata per trovare una via d'uscita coordinata a un blocco che minaccia le catene di approvvigionamento energetico e commerciale di intere nazioni.
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