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- Roma - Giovedì 25 Giugno 2026
Camera, Mattarella: "Onoriamo i padri dell'Assemblea Costituente". I vannacciani lasciano l'aula per protestare contro la Rai
Il Capo dello Stato celebra gli 80 anni dell'Assemblea Costituente, sottolineando il valore della democrazia e il contributo delle donne e degli uomini che la fondarono.
"Ringrazio i Presidenti delle Camere per haver assunto l'iniziativa di rendere onore - alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale - alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente - in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori - seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all'indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l'indipendenza". Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando nell'Aula della Camera per le celebrazioni degli 80 anni della prima seduta dell'Assemblea costituente, ha aperto il suo solenne intervento davanti alla prima ministra Giorgia Meloni e al presidente della Consulta Giovanni Amoroso, celebrando il superamento della dittatura e il compimento del passaggio istituzionale sancito dal voto popolare.
Il Capo dello Stato ha voluto sottolineare le difficoltà e lo spessore storico del cammino intrapreso dal Paese all'indomani del secondo conflitto mondiale, evidenziando il valore programmatico lasciato in dote dalle prime consultazioni a suffragio universale. "Il percorso, il progresso che l'Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia. Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946", ha aggiunto Mattarella.
Un momento di forte partecipazione emotiva e condivisione trasversale ha unito l'emiciclo quando il Presidente che ha richiamato alla memoria le figure dei principali oppositori del regime mussoliniano, richiamando le parole espresse nell'immediato dopoguerra da Carlo Sforza. "Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l'Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un'Europa pacificata e solidale", ha ricordato il Capo dello Stato, sollevando scroscianti applausi nell'aula che lo aveva precedentemente accolto in piedi sulle note dell'Inno di Mameli.
La ricostruzione analitica degli impegni assunti dai componenti del consesso istituito nel 1946 ha permesso al Presidente di rimarcare la coincidenza storica tra il corpo elettorale effettivo e la rappresentanza parlamentare, respingendo le vecchie tesi storiografiche che liquidavano la Carta costituzionale come un semplice compromesso deteriore tra le principali formazioni dell'epoca, quali la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista. "I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell'Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l'invocato volto all'Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese" ha detto Mattarella. "Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale", ha osservato.
Sempre in merito alle letture riduttive dell'operato dei costituenti, Mattarella ha rimarcato come lo sforzo di dialogo non fosse affatto "un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti".
Il tributo presidenziale si è esteso a tutte le componenti sociali, militari e confessionali che patirono i sacrifici imposti dall'occupazione tedesca e dalle milizie della Repubblica di Salò, ricordando i partigiani, i reduci del Corpo Italiano di Liberazione, i seicentomila internati militari nei lager della Germania e i cittadini ebrei deportati o attivi nelle formazioni di liberazione. "Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra. Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria con il Corpo Italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell'Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l'oppressione dell'uomo sull'uomo" ha detto ancora Mattarella.
Nelle battute finali della relazione, il Presidente ha reso merito ai governi della Resistenza coordinati da Ivanoe Bonomi per aver gettato le basi normative della transizione democratica tramite la decretazione luogotenenziale del 1944, realizzando le antiche aspirazioni risorgimentali di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi e concretizzando gli ideali di concordia nazionale espressi da Alcide De Gasperi e Giuseppe Saragat. "Una classe dirigente non compromessa col regime fascista - regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia - fue in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto. Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era terra di nessuno. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini". Mattarella ha poi aggiunto: "Fu il governo espressione delle forze della Resistenza, guidato da Ivanoe Bonomi - presidente del Comitato di Liberazione nazionale - a varare, con il Decreto luogotenenziale 151 del 1944, la cosiddetta Costituzione provvisoria, che faceva giustizia delle ambizioni della dinastia di mera continuità, per aprire, invece, la strada a una svolta istituzionale. Un passaggio che rappresentò l'atto di nascita del nuovo ordinamento italiano. Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto 'per deliberare la nuova Costituzione dello Stato'. Una rivoluzione pacifica che condusse alla transizione da monarchia a repubblica".
"Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946 con il voto si sarebbe consumata la fine della breve monarchia dei Savoia Re d'Italia e realizzato il sogno risorgimentale di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi: una assemblea per il patto costituzionale tra gli italiani; un nuovo Stato per l'Italia unita", ha proseguito il Presidente, richiamando la "concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal Presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia", citando la figura di Alcide De Gasperi.
Il discorso si è concluso con l'evocazione dell'auspicio formulato all'alba dei lavori parlamentari: "Aprendo i lavori della Costituente il Presidente Saragat aveva esortato: "fate che il volto della Repubblica sia un volto umano". Il volto e l'anima che abbiamo avuto consegnato - e che i cittadini sentono propri - è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi".
Nel corso della seduta a Montecitorio si è registrato il gesto di rottura di una parte dei deputati legati alle forze politiche di minoranza o movimenti interni. Come ha riferito in seguito Edoardo Ziello, una delegazione di deputati appartenenti alla sigla Futuro Nazionale ha lasciato l'aula parlamentare nel pieno della cerimonia istituzionale per confluire in una manifestazione di piazza organizzata dal proprio movimento, volta a contestare la presunta parzialità e i comportamenti censori attuati dai canali Rai nei loro riguardi. Il sit-in di protesta era stato programmato per le ore 10.45 nella zona di via Cristoforo Colombo, a Roma. Oltre alla defezione sul campo dello stesso Ziello, hanno confermato la propria assenza e la mancata partecipazione fisica ai banchi dell'aula anche i deputati Rossano Sasso e Domenico Furgiuele, mentre il parlamentare Emanuele Pozzolo è rimasto fuori dal perimetro romano, trattenuto nella città di Torino per altri impegni legati alle attività interne della segreteria di partito.
La valenza storica degli 80 anni dell'Assemblea Costituente è stata rimarcata in apertura anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha ricordato la centralità del suffragio universale esteso per la prima volta alle donne. "Rivolgo un deferente saluto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ringrazio per la sua significativa presenza a questa cerimonia. Saluto altresì il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il Presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso e tutti voi parlamentari presenti. In questa solenne Aula celebriamo oggi un prezioso anniversario di Storia e Identità nazionale. Ottanta anni fa, con il referendum istituzionale prima e l'elezione dell'Assemblea Costituente poi, la sovranità tornò pienamente nelle mani del popolo italiano. Si compì una scelta di rinascita. L'Italia conobbe il suo primo, vero suffragio universale: una mobilitazione straordinaria in cui anche le donne scrissero da protagoniste una pagina indelebile della nostra storia democratica".
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