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Il sindacato attacca la proroga del decreto del Governo: lo sconto è già stato "mangiato" dai rincari. Richieste misure strutturali: tassazione degli extra-profitti e tetto ai prezzi dell'energia.
Il sindacato attacca la proroga del decreto del Governo: lo sconto è già stato "mangiato" dai rincari. Richieste misure strutturali: tassazione degli extra-profitti e tetto ai prezzi dell'energia.
La Cgil boccia senza appello la strategia del Governo per contrastare il caro-energia, definendo la proroga del taglio delle accise una misura del tutto insufficiente a fronteggiare l'attuale emergenza.
Attraverso una nota ufficiale, il sindacato analizza l'andamento dei prezzi alla pompa, evidenziando come l'intervento pubblico sia stato di fatto annullato dai mercati: "Il 18 marzo, giorno precedente all'entrata in vigore del primo decreto sulle accise, il prezzo medio del diesel era di 2,105 euro e quello della benzina di 1,871 euro. Oggi, venerdì 3 aprile, il prezzo medio del diesel è 2,100 euro e di 1,767 quello della benzina.
Lo sconto deciso dal governo è stato sostanzialmente mangiato dall'impennata dei beni energetici, destinati a crescere ulteriormente se la guerra in Iran proseguirà a lungo".
Per l'organizzazione guidata da Maurizio Landini, la scelta di stanziare altri 500 milioni di euro rappresenta un errore di prospettiva. "La proroga di quel decreto è dunque poco più di un pannicello caldo di fronte a una crisi energetica che si sta trasformando rapidamente in una crisi economica e sociale perfino peggiore di quella causata dalla guerra in Ucraina. Altri 500 milioni di euro a spese del contribuente, e degli investimenti in energie rinnovabili, che servono più a garantire gli extra-profitti delle compagnie energetiche che a difendere il potere d'acquisto dei cittadini", si legge nel comunicato.
La Cgil lamenta l'assenza di una visione strutturale, criticando duramente lo slittamento del phase-out dal carbone al 2038 e chiedendo un'accelerazione decisa sulle fonti rinnovabili per garantire l'indipendenza energetica del Paese.
Il sindacato propone una ricetta alternativa che passa per il disaccoppiamento del prezzo dell'elettricità da quello del gas e l'introduzione di un tetto ai prezzi, il tutto finanziato attraverso una tassazione più incisiva degli extra-profitti accumulati dai colossi dell'energia. Il timore è quello di una nuova "fiammata inflattiva" che colpisca duramente i redditi fissi, già messi alle strette da una pressione fiscale che l'Istat ha certificato al 51,4% nell'ultimo trimestre 2025.
"Sarebbe insostenibile e va assolutamente evitato, tutelando e aumentando salari e pensioni, rendendo il fisco più equo e progressivo, a partire dalla neutralizzazione del fiscal drag", conclude la Cgil, sollecitando interventi che pongano fine all'erosione del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati.
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