Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 17 Luglio 2026

Caso Roggero, Anm contro Crosetto: "Legge prevede legittima difesa, non vendetta privata"

Il presidente Tango: "Dichiarazioni del ministro odiose e generiche, si mina lo Stato di diritto".

Condividi questo articolo

Resta altissima la tensione istituzionale dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione inflitta al gioielliere piemontese Mario Roggero.

A scendere in campo è l'Associazione nazionale magistrati, che replica duramente alle prese di posizione di diversi esponenti del governo, in particolare del ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale aveva criticato la giurisprudenza parlando di sentenza "ingiusta e incomprensibile".

"Al di là dello specifico caso giudiziario di Mario Roggero, ovviamente non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze a danno di commercianti o in abitazioni di privati cittadini, ma questo semmai attiene al profilo della prevenzione dei reati e del controllo del territorio — ha dichiarato il presidente dell'Anm, Giuseppe Tango —. Vorrei ricordare che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene".

Il leader del sindacato delle toghe ha poi difeso l'operato dei collegi giudicanti: "Abbiamo grande rispetto verso il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, e non entriamo nel merito delle singole sentenze. Però una cosa vorrei dirla con chiarezza: i giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l'ordinamento assegna loro. Trovo quindi sorprendenti le dichiarazioni di un ministro, che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche".

Al coro di proteste contro gli attacchi ai magistrati si unisce anche l'avvocatura locale. Il Consiglio direttivo della Camera penale di Asti — dove si celebrò il processo di primo grado — ha stigmatizzato gli interventi dei partiti definendoli "un'ingerenza a gamba tesa della politica nell'amministrazione della giustizia".

Secondo i penalisti astigiani, la richiesta di grazia avanzata a tempo di record rischia di trasformare un istituto di competenza esclusiva del Quirinale in un "quarto grado di giudizio" piegato agli umori popolari, ricordando che "la legittima difesa non può e non deve consistere nell'autorizzazione a eseguire autonomamente una pena, tantomeno di morte".

La vicenda ha intanto innescato una massiccia ondata di reazioni ostili sul web, provocando l'intervento della presidente della Corte d'appello di Torino, Alessandra Bassi. La magistrata ha espresso "sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria sviluppatasi sui social network", ammonendo che il legittimo diritto di critica non può mai sfociare in insulti personali che "espongono i magistrati interessati a gravissimi rischi per la sicurezza e l'incolumità personale".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti