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  • Roma - Lunedì 3 Agosto 2026

Corso Vittorio Emanuele II, il dibattito sulle grandi opere nel cuore storico di Roma

Corso Vittorio Emanuele II è al centro del dibattito su infrastrutture e tutela del patrimonio storico, con scavi per la metro e la tramvia in corso.

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di Sabrina Consolini

Corso Vittorio Emanuele II torna al centro del confronto sul rapporto tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio storico della Capitale. Uno dei principali assi monumentali di Roma, già profondamente modificato dagli interventi urbanistici di fine Ottocento, è oggi interessato dagli scavi della tratta T2 della Linea C della metropolitana e, in prospettiva, dal progetto della Tramvia Termini-Vaticano-Aurelio (TVA).

L'attenzione si concentra su un'area di particolare rilevanza storico-artistica. Lungo Corso Vittorio Emanuele II sorgono monumenti di straordinario valore, tra cui Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova), l'Oratorio dei Filippini progettato da Francesco Borromini, Sant'Andrea della Valle, la Chiesa del Gesù, Palazzo Braschi, Palazzo Massimo alle Colonne, Palazzo della Cancelleria e, poco distante, l'area archeologica di Largo di Torre Argentina.

Anche il sottosuolo dell'area presenta caratteristiche particolarmente complesse. Nel corso dei secoli si sono infatti sovrapposti livelli archeologici, cavità artificiali, cunicoli, antiche opere idrauliche e strutture di epoche diverse, in un contesto geologico caratterizzato dalla presenza di falde e antichi percorsi d'acqua.

«Il sottosuolo della Capitale è un groviera», ha osservato in un'intervista pubblicata dalla rivista Focus lo speleologo urbano Michele Concas, fondatore dell'Associazione Roma Sotterranea, ricordando come sotto Corso Vittorio Emanuele II passi anche il grande canale di drenaggio delle Terme di Agrippa.

La contemporanea presenza di due importanti interventi infrastrutturali sul medesimo asse urbano ha alimentato il dibattito tra studiosi, tecnici e associazioni impegnate nella tutela del patrimonio storico. Le osservazioni riguardano, tra gli altri aspetti, la gestione dei ritrovamenti archeologici, il monitoraggio delle cavità sotterranee, la stabilità delle fondazioni degli edifici storici, la circolazione delle acque nel sottosuolo e gli effetti delle vibrazioni generate sia durante i lavori sia nella successiva fase di esercizio delle infrastrutture.

Tra le associazioni che hanno espresso perplessità figurano Italia Nostra, l'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli e CURAA – Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti. Le organizzazioni chiedono di valutare l'ipotesi di limitare l'estensione della Linea C fino a piazza Venezia, evitando la realizzazione delle fermate previste a Piazza della Chiesa Nuova e Castel Sant'Angelo. Secondo tali associazioni, il tratto restante di Corso Vittorio Emanuele II sarebbe già servito da un articolato sistema di trasporto pubblico di superficie.

Anche con riferimento al progetto della futura tramvia, le associazioni auspicano approfondimenti tecnici, verifiche preventive e un sistema di monitoraggio continuo, affinché ogni scelta progettuale sia accompagnata da tutte le garanzie necessarie per la tutela del patrimonio storico, archeologico e monumentale dell'area.

In un contesto di particolare delicatezza, diversi osservatori richiamano il principio di precauzione, ritenendo opportuno che ogni intervento venga valutato attraverso il massimo livello di approfondimento tecnico e scientifico.

L'Amministrazione capitolina, attraverso l'assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, ha più volte ribadito che le opere saranno realizzate nel rispetto delle procedure previste e con il supporto delle competenti autorità tecniche e archeologiche.

Il confronto resta quindi aperto tra l'esigenza di potenziare il sistema della mobilità pubblica e quella di garantire la piena salvaguardia di un'area che ricade nel centro storico di Roma, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, il cui valore storico, artistico e culturale rappresenta un patrimonio condiviso a livello internazionale.

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