
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 13 Maggio 2026
Corte Ue, stop all’Italia sul personale Ata: “Sistema di assunzione viola il diritto dell’Unione”
I giudici di Lussemburgo accolgono il ricorso della Commissione europea contro l'abuso dei contratti a termine. Bocciato il meccanismo dei concorsi: "Incoraggia il precariato invece di rispondere a esigenze stabili".
Il sistema italiano di gestione e assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) nelle scuole pubbliche finisce sotto la scure della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. I giudici di Lussemburgo hanno accolto pienamente il ricorso presentato dalla Commissione europea, dichiarando la normativa italiana incompatibile con il diritto dell'Unione.
Secondo l'esecutivo comunitario, l'attuale meccanismo “è incompatibile con la normativa dell’Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato”.
Entrando nel merito del dispositivo, la Corte ha rilevato gravi lacune nella tutela dei lavoratori. In primo luogo, viene evidenziato che il quadro normativo nazionale non fissa “alcuna durata massima né un numero massimo di contratti a tempo determinato per il personale Ata”. Sotto accusa anche i requisiti di accesso ai concorsi per il ruolo, che richiedono almeno due anni di precariato: per la Corte, tale condizione “incoraggia il ricorso a tali contratti durante quel periodo minimo di due anni, anche se, in realtà, essi rispondono a esigenze di organico permanenti e a lungo termine”.
I giudici hanno inoltre respinto le giustificazioni addotte dall'Italia sulla necessità di elasticità organizzativa. Secondo la sentenza, lo Stato “non può invocare un’esigenza di flessibilità”, poiché mancano circostanze concrete che giustifichino il ricorso seriale a contratti a termine garantendo che rispondano a reali necessità temporanee.
Infine, la Corte ha bocciato la strategia dei concorsi straordinari utilizzati finora, ritenendo che la loro natura “ad hoc e imprevedibile” non sia “in grado di prevenire gli abusi derivanti dal ricorso a contratti a tempo determinato successivi”.
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