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  • Roma - Mercoledì 13 Maggio 2026

BCE, venti di rialzo sui tassi: Nagel e Rehn avvertono sullo shock da stagflazione

Il presidente della Bundesbank ipotizza nuovi aumenti a giugno se l'inflazione non frena. Olli Rehn lancia l'allarme sui prezzi dell'energia e sulla crescita debole nell'Eurozona.

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La Banca Centrale Europea si prepara a una possibile stretta monetaria. Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e membro del direttivo BCE, ha dichiarato in un'intervista a Handelsblatt che i rialzi dei tassi “diventano sempre più probabili se il quadro inflazionistico non cambia in modo sostanziale”.

Nonostante l'ultima riunione si sia conclusa con un nulla di fatto, Nagel ha rivelato che “nel Consiglio direttivo della Bce abbiamo discusso un aumento dei tassi”, decidendo però all'unanimità di attendere il prossimo incontro di giugno per avere a disposizione “dati aggiuntivi e nuove previsioni degli esperti”.

Il banchiere tedesco ha posto l'accento sulle criticità strutturali che alimentano il carovita, sottolineando che “non possiamo ignorare gli elevati prezzi dell’energia” e che “anche in caso di una rapida fine della guerra” in Medio Oriente, l'inflazione potrebbe restare alta a causa di “capacità di raffinazione distrutte, scorte ridotte e catene di approvvigionamento interrotte”.

Di fronte alla crescita economica rallentata, Nagel è stato categorico sulle priorità dell'Eurotower: “Nessuno alza volentieri i tassi quando la crescita è fortemente penalizzata. Ma il nostro mandato è la stabilità dei prezzi”. L'obiettivo resta il target del 2%, un compito che la BCE intende portare a termine “senza se e senza ma”.

A rafforzare il clima di preoccupazione sono arrivate le parole di Olli Rehn, governatore della banca centrale finlandese. Rehn ha avvertito che nel primo trimestre sono già emersi “i primi segnali di shock da stagflazione”, con una crescita dell’Eurozona quasi nulla e un'inflazione salita al 3%.

Sebbene l'attuale shock energetico sia numericamente inferiore a quello del 2022, Rehn ha evidenziato come il conflitto in Iran stia spostando le prospettive verso “uno scenario meno favorevole, almeno per quanto riguarda i prezzi del petrolio”, allontanando le speranze di un rapido allentamento della pressione monetaria.

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