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  • Roma - Martedì 11 Agosto 2026

Dopo Ocasio-Cortez, in Italia si riapre il dibattito sul congelamento degli ovuli: le proposte di Iv e Pd

Mentre Renzi punta sulla gratuità per le giovani donne, i democratici presentano un disegno di legge per estendere la crioconservazione sia per motivi medici sia sociali.

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L'annuncio della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, che ha reso nota la scelta di congelare i propri ovociti per pianificare una futura maternità, ha riacceso la discussione politica anche in Italia.

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, proponendo un dibattito "civile" sui social, si è espresso a favore del modello francese che rende la procedura gratuita per le giovani donne, annunciando un intervento nella prossima legge di Bilancio.

Parallelamente, il Partito Democratico ha già depositato a palazzo Madama un disegno di legge a prima firma Filippo Sensi, sottoscritto da diversi senatori tra cui Cecilia D'Elia, Simona Malpezzi, Sandra Zampa e Graziano Delrio, intitolato "Disposizioni in materia di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della fertilità femminile".

La relazione del provvedimento prende le mosse dal contrasto al calo demografico e dalle difficoltà che spesso ostacolano la maternità, come "la scelta di non legare, in un determinato momento della propria vita, il proprio progetto di genitorialità alla presenza di un partner, la necessità di completare un percorso di studi o di formazione, oppure l’esigenza di concentrarsi sul lavoro in una fase decisiva per la propria carriera, o ancora la scelta di posticipare la maternità in futuro in attesa di essere più stabili a livello professionale, economico, sociale o personale".

Il testo punta ad azzerare il divario tra il picco di fertilità biologica e la stabilità economica o affettiva, sottolineando che "in un contesto sociale nel quale il picco della fertilità femminile – raggiunto, tipicamente, tra i 20 e i 30 anni- in molti casi non coincide con una condizione di sufficiente stabilità relazionale e professionale, la CPO consente di ridurre questo divario posticipando la maternità a un’età nella quale si è raggiunta una condizione più favorevole alla genitorialità ma nella quale è sempre più difficile concepire a causa del declino della fertilità e dell’esaurimento della propria riserva ovarica".

La norma intende superare anche le attuali sperequazioni territoriali e patologiche, superando l'accesso gratuito oggi limitato in prevalenza alle sole diagnosi oncologiche. A tal fine la proposta recita che "la presente legge, in attuazione degli articoli 3, 31, 37 e 51 della Costituzione, promuove la prevenzione e diagnosi precoce dell’infertilità, la preservazione della fertilità femminile, la tutela della salute riproduttiva, nonché l’accesso a percorsi di crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni mediche e per ragioni sociali, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, alla procreazione e alle pari opportunità, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché allo scopo di sostenere la natalità e combattere il calo demografico".

Sotto il profilo clinico si individuano "le patologie o condizioni che per caratteristiche cliniche o per approccio terapeutico possono pregiudicare la fertilità, quali: neoplasie maligne da sottoporre a terapie antitumorali potenzialmente toxic a livello gonadico; endometriosi severe; patologie croniche recidivanti che richiedano terapie con immunosoppressori o farmaci gonadotossici; patologie che provocano la riduzione della riserva ovarica".

Per quanto concerne il versante sociale, identificato con "la scelta di pianificare la maternità per motivi legati al proprio progetto di vita", si prevede l'avvio di un "piano di screening della riserva ovarica rivolto alle donne tra i 20 e i 35 anni, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne con ridotta riserva ovarica e informare le medesime sulla possibilità di pianificare la gravidanza in tempi consoni con la propria condizione o di accedere alla preservazione preventiva della fertilità tramite la crioconservazione dei propri ovociti".

I controlli verrebbero effettuati tramite "prelievo ematico da eseguire gratuitamente e senza prescrizione medica presso le strutture pubbliche o private". Sul piano della copertura finanziaria la proposta stanzia un ammontare di "pari a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 70,5 milioni per l’anno 2027", imputando le risorse a valere sul Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il capitolo di spesa garantirà "l’esenzione dalle spese per l’accesso alla CPO per ragioni mediche" e riconoscerà un contributo economico una tantum riservato "alle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia da almeno un anno o in possesso di regolare permesso di soggiorno da almeno un anno, con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30.000,00.

Il contributo è concesso ed erogato una tantum e per un valore massimo di euro 3.000,00, da rendicontare sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti", oltre a promuovere campagne informative diffuse sulla salute riproduttiva.

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