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  • Roma - Martedì 11 Agosto 2026

Venezia 83, Valeria Golino e le parole di Barbera: "Non vorrei mai entrare in Concorso soltanto perché sono una donna"

L'attrice riflette sul peso del linguaggio nel cinema mentre il Tenente Colonnello Paglia prende le distanze da Vannacci sulle pagine di Vanity Fair.

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Alla vigilia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove sarà presente con ben quattro pellicole tra recitazione e produzione, Valeria Golino conquista la copertina di Vanity Fair Italia analizzando la polemica sulla presenza femminile nel programma del Festival.

L'attrice interviene sulle recenti esternazioni del direttore Alberto Barbera sostenendo che "Alberto abbia tutto il diritto di scegliere i film che ritiene migliori. Su questo non discuto. Ma avrebbe dovuto esprimersi diversamente, perché detta così quella frase non suona bene".

L'artista rifiuta categoricamente logiche di appartenenza o di comodo, ribadendo con fermezza la propria visione: "Non vorrei mai entrare in concorso soltanto perché sono una donna e fa comodo avermi. Lo troverei più offensivo che non essere scelta. Barbera ha tutto il diritto di non prendere un mio film. Ma non di dire che ha cercato 'disperatamente' film diretti da donne. Quella parola non va bene. Il linguaggio ha un peso".

Nello stesso numero del settimanale trova spazio anche un approfondimento legato alle Forze Armate attraverso la testimonianza del Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare e consigliere del ministro Guido Crosetto.

Paglia, rimasto sulla sedia a rotelle dopo la battaglia di Mogadiscio del 1993, contesta la linea dell'ex generale Roberto Vannacci precisando che "sono stato autorizzato dal ministro Crosetto a spiegare che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne in uniforme non la pensa come lui".

Il militare esalta l'integrazione accogliendo le nuove generazioni nelle forze armate e giudica "un passo indietro enorme" l'ipotesi di classi separate per i disabili, ricordando il valore del gruppo sportivo paralimpico della Difesa perché "la percezione che un militare debba essere efficiente solo fisicamente va superata".

Nel rievocare il momento del ferimento in Somalia, legato alla scelta etica di non fare fuoco contro un minore armato, Paglia conclude con una riflessione che definisce l'integrità del suo percorso personale e professionale: "Se avessi agito diversamente, oggi camminerei. Ma non potrei più guardarmi allo specchio".

Di fronte alle difficoltà affrontate negli anni, il militare oppone la forza della determinazione riassumendo la propria filosofia di vita: "Mi dicevano che era impossibile. Ho risposto che stavano parlando con l’uomo sbagliato", per poi chiosare serenamente che "io sto bene, poteva andarmi peggio".

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